Interporti, Bologna punta Verona: così cattureremo la merce tedesca

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Con il nuovo terminal ferroviario in arrivo, l’Interporto di Bologna sogna in grande e punta a sottrarre traffico al centro logistico di Verona mettendo nel mirino, in particolare, le merci in arrivo dalla Germania. A parlarne è il presidente della società, Marco Spinedi, oggi nel corso di una commissione del Consiglio comunale di Bologna.
“La realizzazione del nuovo terminal darà una potenzialità complessiva dell’insieme dei terminal di Bologna- spiega Spinedi- che può ampiamente superare i 10.000 treni all’anno avvicinandoci a una dimensione, in termini di capacità, tra Verona e Padova. Verona fa oggi 16.000 treni ma è arrivata ormai a una situazione di forte saturazione, Padova è intorno agli 8.000 e quindi noi possiamo veramente posizionarci tra i primissimi sistemi ferroviari intermodali se non altro del nord-est, ma direi anche a livello nazionale”. Il nuovo impianto “dovrebbe portarci a un livello di competitività tale per cui, indipendentemente dalla congiuntura- prosegue Spinedi- dovremmo essere in grado di poter aumentare il traffico, a discapito ovviamente anche di altri soggetti”. In particolare, “siamo al termine del corridoio del Brennero e non si capisce per quale motivo la maggior parte della merce che scende via ferrovia da nord, soprattutto dalla Germania che per l’Emilia è un Paese importante– continua il presidente- si debba fermare con il treno a Verona e poi scendere in camion, caricando il sistema autostradale e il nodo di Bologna di tutto quello che il forte traffico pesante comporta. Quindi la nostra ambizione, spero non ci sia nessun veronese tra chi ci ascolta, è di catturare un po’ di questo traffico, almeno quello che comunque naturalmente verrebbe giù dal Brennero lungo quell’asse, oltre che da altri assi autostradali, per farlo finalmente arrivare in ferrovia”.
A quel punto, l’idea è che quel traffico possa anche ripartire in ferrovia, se deve fare percorsi lunghi, “giocando un ruolo di hub- continua Spinedi- così come il nostro aeroporto, che ci permette di raggiungere e di arrivare da tantissime destinazioni. Questa è la vera ambizione che ci spinge a lavorare su questo progetto e con questa filosofia”.
E se intanto i bilancio di Interporto vede ancora rosso, “il 2027 dovrebbe essere l’anno di raggiugimento dell’equilibrio economico”, afferma il direttore Giuseppe Dall’Asta, ovvero a compimento del piano industriale in vigore e con l’entrare in funzione degli investimenti in corso: tra il 2025 e il 2026 entreranno a regime dal punto di vista reddituale i due nuovi magazzini e sempre nel 2026 toccherà al nuovo terminal. “In realtà noi stiamo lavorando anche per anticipare il break even, però ovviamente c’è anche l’andamento del mercato che esula dalla nostra sfera di azione”, aggiunge Dall’Asta: a questo proposito, “sicuramente tra fine 2024 e inizio 2025 è prevista una ripresa, quindi come volumi puntiamo a raggiungere i livelli del 2022, risuperando i 5.000 treni, tra il 2026 e il 2027″. Nel frattempo, all’Interporto prosegue anche lo sviluppo dei servizi a supporto dei lavoratori e tra questi il presidente Spinedi cita anche “la riapertura degli uffici dei sindacati confederali, che tendono a contrastare la presenza dei sindacati Cobas i quali hanno creato grossi problemi di funzionalità e di gestione”.

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