Le piccole e medie imprese hanno più che mai bisogno di un’Europa

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“Le piccole e medie imprese hanno più che mai bisogno di un’Europa che le ascolti, le sostenga e le aiuti ad affrontare le sfide in un mondo sempre più interconnesso e sempre più instabile. Le piccole aziende italiane, ed europee, sono quelle che portano avanti la storia e le tradizioni dei nostri Paesi e del nostro continente. Chiediamo all’Unione europea una serie di interventi mirati volti a sostenere tutte le piccole e medie imprese che non possono essere lasciate sole ad affrontare sfide globali troppo più grandi di loro”.

Lo ha detto il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, presentando ai candidati dei vari schieramenti politici per le prossime elezioni europee il proprio documento programmatico.

 

1. MAR ROSSO E CRISI INTERNAZIONALI

Confimprenditori chiede una maggiore rapidità di intervento delle Forze europee sulla difesa comune a tutela delle aziende, della stabilità dei mercati connessi col sistema europeo di import-export e del sistema infrastrutturale, con particolare riguardo a quello portuale. La crisi in atto nel Mar Rosso, e la lentezza con la quale l’Unione è intervenuta nella messa in campo operativa della missione Aspides, ha dimostrato la necessità di un sistema decisionale più snello e celere e l’importanza di task-force militari che siano rapidamente operative. Per il nostro tessuto imprenditoriale è fondamentale che le Istituzioni, nazionali ed europee, di affrontino le crisi in modo pronto ed efficace, nell’ottica di tutelare il nostro sistema portuale, come nel caso del Mar Rosso, nella consapevolezza che una volta che le rotte internazionali variano non è per nulla automatico il loro ripristino. Chiediamo inoltre all’Europa di affrontare a livello unitario l’aumento dei costi dovuto alla crisi nel Mar Rosso, dai container aumentati del 600 percento alle assicurazioni,  anche attraverso un fondo per le imprese colpite dalla crisi.

2. SISTEMI SANZIONATORI

Sarà fondamentale un intervento dell’Unione europea nell’ambito dei sistemi sanzionatori internazionali. Attualmente nel mondo si incrociano oltre 200 programmi sanzionatori, alcuni all’indirizzo di Stati sovrani, altri nei confronti di aziende o perfino verso persone fisiche. In questo quadro confuso, che rischia di indebolire e falsare il sistema economico globale, è necessario un intervento europeo sotto una duplice forma. Prima di tutto è necessario sostenere le imprese e i sistemi produttivi degli Stati membri per riequilibrare le discrasie determinate dalle sanzioni tra aziende e rispettivi settori. In secondo luogo dovrà essere promossa e incoraggiata la compliance nelle imprese ponendo in essere un monitoraggio centrale dei sistemi sanzionatori garantendone conoscibilità e confini applicativi.

3. TRANSIZIONE ECOLOGICA

Chiediamo di rivedere i regolamenti quadro per il conseguimento della neutralità climatica e la normativa europea sul clima, per una transizione ecologica che, pur mantenendo fermi gli obiettivi, preveda un sistema di riduzione graduale e sostenibile delle emissioni. Tale piano potrà essere attuato attraverso il cosiddetto mix energetico che, accanto alle rinnovabili, preveda per il periodo transitorio l’affiancamento con il gas, il biometano, l’idrogeno e gli altri biogas, anche attraverso l’uso combinato delle diverse fonti. Questa modalità di transizione potrà essere sostenibile per le imprese, darà modo di attivare le riqualificazioni e le trasformazioni aziendali necessarie, salvaguardando al contempo i livelli occupazionali. Saranno comunque necessari ulteriori aiuti per le riconversioni delle imprese energivore, in particolare quelle legate al mondo degli idrocarburi, che sono state esclusa dalla destinazione dei fondi Next Generation EU.

4. INTELLIGENZA ARTIFICIALE E INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Le sfide che l’innovazione tecnologica pone di fronte alle Istituzioni e alle imprese devono necessariamente essere affrontate con coraggio e al contempo senza infingimenti o ritrosie. È necessario porre in essere strumenti normativi che salvaguardino in maniera più efficace etica e concorrenza nell’applicazione delle nuove tecnologie. Inoltre sarà indispensabile, soprattutto per l’Italia, pensare a strumenti di sostegno per le piccole e medie imprese che decidono di investire nell’intelligenza artificiale al fine di ridurre il gap  che si è creato tra  piccole e medie imprese e grandi industrie. A maggior ragione per quello che riguarda gli investimenti in queste tecnologie nell’ambito della sicurezza sul lavoro, che necessitano urgentemente di sostegno pubblico, anche per affrontare la piaga degli incidenti sul lavoro e delle morti bianche.

5. SICUREZZA SUL LAVORO

Va ridisegnato il ruolo dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro superando e integrando il semplice ruolo di raccogliere, analizzare e diffondere le informazioni a coloro che sono interessati alla salute e alla sicurezza sul lavoro. Va immaginato un nuovo ruolo di coordinamento con gli Stati membri per un organo che diventi volano propositivo per Parlamento, Commissione e Consiglio affinché producano disposizioni più stringenti, più moderne e soprattutto più efficaci.

6. TUTELA DEL MADA IN ITALY, CODICE DOGANALE ED ETICHETTATURE

Riteniamo indispensabile rivedere le norme europee sul sistema delle etichettature e le modifiche recentemente apportate al codice doganale a tutela dei prodotti Made in Italy, a partire dal tessile e dall’alimentare. Le peculiarità dei prodotti italiani merita la massima tutela relativamente alla loro autenticità e alle loro peculiarità, così come merita tutela il consumatore che ha il diritto di conoscere chiaramente attraverso l’etichetta il contenuto del prodotto che acquista.

7. SOSTEGNO ALLA PRODUZIONE INDUSTRIALE EUROPEA

Riteniamo che l’esperienza del Next Generation EU e del PNRR non possa e non debba rimanere un caso isolato legato al fenomeno pandemico da COVID-19. Tutta l’Europa cresce meno degli Stati Uniti e molto meno del continente asiatico. È necessario un robusto piano di investimenti pubblici, che non può che trarre origine dal debito comune, che sostenga le produzioni e che destini fondi e risorse all’ammodernamento del sistema infrastrutturale dei Paesi membri. Va preso definitivamente atto del fatto che la crescita è l’imperativo per la competitività dell’intero continente nel mondo globale e che senza crescita non saranno sostenibili gli adeguamenti dei salari e i nostri sistemi previdenziali avanzati.

 

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