Tutto il mondo e’ paese…

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Ci si preoccupa sempre troppo del ballo delle poltrone (quelle che si liberano, quelle che vengono occupate e come fare per liberarle di nuovo), in ogni ordine e grado della vita pubblica e politica del nostro Paese, ma non ci si preoccupa mai abbastanza del fatto che intanto il mondo va avanti e che non si ferma a guardare, anzi, non si preoccupa proprio che qualcuno possa rimanere indietro.
E così la nostra diventa sempre più un’Italietta fatta di rincorse che danno pochi frutti, di lungimiranza che ovviamente non è più tale, di prospettive nebbiose di sviluppo. Ci sono molti esempi a tal proposito da portare, per organismi su organismi che si intersecano ma non si sovrappongono nelle forme, casomai nei compiti che si danno e nelle intenzioni, ci sono lotte intestine che perdono di vista la collaborazione come unico strumento di vittoria in un mondo sempre più competitivo, ci sono “disegni” che somigliano sempre più all’insiemistica delle scuole elementari e non solo per il tratto di matita, ma anche per l’ingenuità del loro costrutto. Che fare? Certo non è consigliabile fare i corsari, né tantomeno i furbi. Forse si potrebbe pensare di mettersi seriamente a guardare al nostro futuro, cercando di intravederlo nella foschia delle scarse capacità (mai gli uomini giusti, nel posto giusto e al momento giusto), forse si potrebbe pensare di saltare alcuni passaggi, magari inutili, individuando subito gli obiettivi. Forse si dovrebbe evitare di fare spallucce di fronte a una situazione sempre più complessa di un mondo che corre e si orienta verso prospettive che sono lontane da qui. Forse… forse… forse… Con i se e i ma non si costruisce niente, ma certo se guardiamo alla nostra storia più recente possiamo essere in grado di vedere tutte le nostre incapacità e i fallimenti, quel rimandare continuo di fronte a problematiche ormai sempre più urgentemente da risolvere. Sì, forse può sembrare un discorso astratto questo mio… ma a guardare bene può essere rivolto a una città, a un territorio, a una nazione, a un porto…

The whole world is a village…
We worry always too much of the dance of the seats (those which get rid, those which are occupied and how to do in order to free them again), in every order and degree of the public and political life of our Country, but we don’t worried never enough that while the world goes ahead and it not stopped to watch, indeed, it’s not worried that someone can remain behind. And thus our Italy become more and more made of runs-up that gives few fruits, of far-sightedness that obviously is not more such, of perspective of development.
There are many examples to such purpose to shows, for organisms on organisms that intersect themselves but they are not overlapped in the forms, maybe in the tasks given and in the intentions, there are fights that lost the collaboration as single instrument of Victoria in a more and more competitive world, there are “designs” that seems more and more to the sets of the elementary schools and not only for the stroke of the pencil. Perhaps it could be think to put seriously to watch to our future, perhaps, we could thought to jump some passages identifying quickly the objectives…

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