Agricoltura biologica:opprutnità di crescita

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La pratica dell\’agricoltura biologica rappresenta un \’opportunità di crescita per il settore primario del Friuli Venezia Giulia. In quanto l\’offerta di produzioni biologiche è inferiore alla domanda interna della nostra regione. Questo concetto è stato ribadito in occasione dell\’affollata tavola rotonda \’Compro Bio? Sì, ma…\’, organizzata dalla direzione centrale delle Risorse Agricole, Naturali e Forestali, a Udine, nella sede della Fondazione CRUP. Ma, come afferma a tale proposito l'assessore regionale all'agricoltura, Claudio Violino, occorre che l'agricoltura del Friuli Venezia Giulia si orienti maggiormente verso l'innovazione e i prodotti di qualità certificata perseguendo la strada biologica.
Anche nella nostra realtà si sta affermando il modello di agricoltura che tiene conto della multifunzionalità del mondo rurale. Il quale svolge una funzione importante a difesa del territorio. Mentre le aziende si stanno orientando sempre di più verso la compatibilità ambientale, la sostenibilità economica e la sicurezza alimentare.
Quest'ultimo modello, per Violino è perseguibile ed espandibile ulteriormente con efficacia nel Friuli Venezia Giulia attraverso il settore biologico.
Per questo, come ha specificato il direttore centrale dell'Agricoltura della Regione, Luca Bulfone, l'Amministrazione intende richiedere alla UE la possibilità di accrescere del 64 per cento i contributi (che attualmente ammontano a 200 euro per ettaro) da assegnare agli agricoltori che nei seminativi utilizzano la prassi colturale biologica.  Ciò proprio per motivare ulteriori operatori del settore primario a sposare l'agricoltura biologica. Infatti, attualmente, come ha spiegato Federica Cisilino dell'INEA (Istituto Nazionale Economia Agraria), riprendendo dati in possesso dell'ERSA, nel Friuli Venezia Giulia vi sono 359 aziende che operano nel settore biologico.
Settore che sul nostro territorio ha avuto una notevole espansione tra il 2000 e il 2005, quando il numero degli
operatori è cresciuto del 75 per cento. Mentre attualmente si è stabilizzato.
Risente infatti, come l'intero mondo rurale, sia della crisi economica in atto, che della scarsa redditività alla fonte;
problemi ai quali si sommano l'aumento dei costi di produzione e l'incremento dei prezzi dei prodotti bio al commercio.
Negli ultimi anni però, sempre in questo settore, si è rafforzata la rete di trasformazione e lavorazione dei prodotti.
Per quanto riguarda la superficie destinata all'agricoltura biologica nella nostra realtà, come ha evidenziato Cisilino, essa ammonta attualmente a 3 mila ettari. Rappresenta perciò soltanto il 2 per cento dell'intera Superficie Agricola Utilizzata (SAU) del Friuli Venezia Giulia. Ecco dunque il motivo che spinge la Regione a sostenere lo sviluppo di questo ambito della civiltà contadina.
Gli orientamenti produttivi prevalenti dell'agricoltura biologica regionale sono rivolti alle colture foraggere (36 per cento), alla cerealicoltura (18,2 per cento), alle colture industriali (16,7 per cento), alla vitivinicoltura (8,8 per cento), alla frutticoltura (6,5 per cento).
Nel corso della tavola rotonda, moderata da Renzo Francesconi, dopo l'intervento dell'assessore provinciale all'agricoltura, Daniele Macorig, il quale ha auspicato che tra le eccellenze del mondo rurale del Friuli Venezia Giulia vi siano anche i prodotti biologici, sono intervenuti: Ilario Cinello, Carlo Loner, Daniele Mocchiutti – produttori biologici che propugnano la vendita diretta ai consumatori- nonchè rappresentati degli stessi consumatori (Caterina Gottardo) e dei gruppi di acquisto (Giulia Beretta, del Go.Gas Tartaruga di Staranzano e Simona Martino, del G.A.S.P. Pedemontana Pordenonese). Si tratta di gruppi di persone
che si associano per spuntare prezzi più vantaggiosi nell'acquisizione dei prodotti agroalimentari.

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