Cultura: Molinaro, in FVG la diversità è ricchezza

511

Trieste, 21 mag – L\’Italia sta celebrando in Friuli Venezia Giulia il momento clou della sua Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo, proclamata dalle Nazioni Unite nel 2002 dopo l\’adozione, da parte dell\’Unesco, della Dichiarazione universale sulla diversità culturale. Nell'ambito di questo festival, che nel 2010 si iscrive nel più ampio contesto dell'Anno internazionale del riavvicinamento delle culture, la Commissione nazionale italiana Unesco ha organizzato al Castello di Duino un convegno che ha preso avvio tra lo sventolare delle bandiere dei ragazzi del Collegio del Mondo Unito, "istituzione che da anni si impegna nell'educazione di giovani provenienti da tutto il mondo ad una cultura del dialogo e della pace", ha detto Giovanni Puglisi, presidente della Commissione.
I lavori, cui hanno partecipato anche Boris Pahor e Pedrag Matvejevic, sono stati aperti dal presidente del Collegio del Mondo Unito, Gianfranco Facco Bonetti, e dal sindaco di Duino Aurisina, Giorgio Ret.
Non è mancata l'adesione del presidente della Camera Gianfranco Fini, il quale, in una lettera indirizzata a Puglisi, ha auspicato che la giornata di Duino "possa contribuire a diffondere la consapevolezza di quanto la conoscenza tra i popoli ed il dialogo interculturale costituiscano dei fattori essenziali per la realizzazione di un mondo più pacifico e più solidale".
L'assessore regionale alla Cultura, Istruzione e Formazione, Roberto Molinaro (tra le altre autorità intervenute, il
presidente della provincia di Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat, e l'assessore alle Risorse umane del Comune di Trieste, Michele Lo bianco), ha espresso il suo apprezzamento per la scelta di organizzare quest'importante giornata in Friuli Venezia Giulia e nel Collegio del Mondo Unito dell'Alto Adriatico, "realtà d'eccellenza per noi e per l'intera area europea che lo accoglie".
Molinaro ha ricordato che il richiamo alla diversità culturale come risorsa è ricchezza è nello statuto di autonomia di questa Regione ed è un concetto che in questa parte d'Italia ha influenzato il modo d'essere delle istituzioni, portando alla nascita della Comunità di lavoro Alpe Adria, dell'Iniziativa Centroeuropea, del Mittelfest, all'insegna del dialogo, del fare insieme, della contaminazione culturale che hanno preceduto la dimensione economica, anticipando così il trattato di Lisbona.
L'assessore ha indicato "in Aquileia romana e patriarcale per 2 mila anni riferimento delle culture slava, latina e tedesca, e nel XX secolo, compendio qui della storia d'Europa dalle trincee del Carso alla sbarra alzata nel 2004 con l'ingresso della Slovenia nell'Ue" le radici del Friuli Venezia Giulia.
Ma ha anche rilevato che qui, dopo gli ultimi cambiamenti geopolitici, va colta l'opportunità di operare per consolidare i rapporti con il Centro e l'Est Europa, "una visione strategica in cui dobbiamo coinvolgere i giovani e che chiama tutti ad un atto di responsabilità per la costruzione, partendo da una comune cittadinanza europea, di un futuro di pace e libertà".
Di "diversità come presupposto per il dialogo tra le culture e lo sviluppo dell'intero genere umano" ha parlato anche Puglisi, sottolineando che scuola e università sono chiamate "a costruire il sapere che alimenta la didattica dei diritti umani".
Ha invece ricordato l'impegno dello Stato (80 milioni di euro per progetti presentati da enti locali e istituzioni scolastiche) a favore della valorizzazione delle dodici minoranze riconosciute nel Paese il direttore centrale per i Diritti civili la Cittadinanza e le Minoranze del ministero dell'Interno, Angelo Di Caprio.
"In Friuli Venezia Giulia risultano residenti 94.976 cittadini provenienti da 151 Paesi diversi di tutti i 5 continenti e nella sola provincia di Trieste risiedono 16.528 stranieri di ben 125 Stati – ha spiegato il commissario di Governo e prefetto di Trieste Alessandro Giacchetti – e se si pensa che gli stati membri dell'Onu sono 192, possiamo parlare della regione e di Trieste in particolare come di un microcosmo internazionale nel centro dell'Europa.
Giacchetti ha quindi detto che Trieste è stata posta al primo posto nella graduatoria delle 103 province italiane per indice di integrazione degli stranieri, posizione privilegiata che si percepisce materialmente nel clima sociale di queste terre".
Parlando del Mediterraneo, "mare che assomiglia sempre di più ad una frontiera estesa da Levante a Ponente per separare l'Europa dall'Africa e dall'Asia Minore" Pedrag Matvejevic ha dichiarato che le sue rive "non hanno in comune che le loro insoddisfazioni" mentre "le decisioni relative alla sua sorte sono prese al di fuori di esso o senza di esso e ciò genera frustrazioni e fantasmi".
Infine, Boris Pahor ha confermato che anche manifestazioni come questa, organizzata nel contesto del Collegio del Mondo Unito, parlano di una Trieste multilingue "così com'era una volta" uno sviluppo sancito dai rapporti tra la popolazione italiana e quella slovena, tra la cultura italiana e quella slovena. Resta invece, secondo Pahor, ancora tanto cammino da fare per chiarire la questione storica, che l'opinione pubblica italiana non conosce e andrebbe spiegata già nei libri di storia "al di là dei fatti del'45 e non per fare confronti, ma affinché i giovani sappiano quanto è accaduto e che qui esiste una comunità slovena dai tempi di Carlo Magno".

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here