Lavoro: Rosolen, Regione sostiene contratti solidarietà

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Trieste, 21 mag – Sono una decina le aziende del Friuli Venezia Giulia, in particolare della provincia di Udine e Pordenone, che ad oggi hanno fatto richiesta alla Regione Friuli Venezia Giulia dei contributi previsti (con la legge regionale 11/2009) per i contratti di solidarietà. Altre imprese hanno fatto ricorso ai contratti di solidarietà senza peraltro fare domanda, alla data odierna, del contributo della Regione. Lo ha rilevato oggi a Pordenone, nel corso del convegno CISL "Quando la solidarietà diventa contratto", l'assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen, ricordando anche che l'impegno finanziario 2009 della Regione per questa tipologia di contratti è stato quasi completamente prenotato (980 mila euro su 1 milione di euro di stanziamento), mentre nei primi mesi 2010 sono stati spesi quasi 200 mila euro, sempre a fronte di risorse regionali pari ad un milione di euro.
"L'Amministrazione del Friuli Venezia Giulia ha dunque dimostrato di credere e pertanto di sostenere finanziariamente i contratti aziendali di solidarietà difensiva fin dall'inizio della crisi", ha sottolineato l'assessore Rosolen, realizzando uno strumento normativo specifico per integrare le retribuzione dei lavoratori coinvolti.
"Un percorso, quello dei contratti di solidarietà, che incorpora la fraternità, lo sviluppo e che può aprire nuovi spiragli di rivisitazione del concetto di partecipazione, con il fine, da un lato, di mantenere e difendere il più possibile i livelli occupazionali con strumenti alternativi agli esuberi ed alle procedure di mobilità e, dall'altro, sul versante aziendale, di non disperdere importanti patrimoni di esperienza e di risorse umane".
Per l'assessore Rosolen, inoltre, viene oggi avvertita l'esigenza di "rilanciare" questi contratti di solidarietà (possibile solo attraverso una riforma di legge) tenendo ad esempio conto degli aspetti legati ad una logica unitaria dello strumento, pur utile in una situazione di emergenza, degli ammortizzatori sociali in deroga, alla riduzione d'orario in ottica competitiva rispetto alla Cassa integrazione guadagni nel caso in cui risulti minima l'entità dei tagli di carattere salariale, agli sgravi contributivi e altre agevolazioni da mettere in campo, alla possibilità di evitare i costi dei licenziamenti (mantenendo al contempo consenso sociale e buone relazioni sindacali) nonché ad una conferma delle professionalità necessarie al momento della ripresa.

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