Cultura: Sabato apre al pubblico mostra Munch a villa Manin

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Villa Manin – Munch come epigono della pittura scandinava precedente a lui: non un artista isolato e a sé stante, ma strettamente legato a quanto di artistico avvenuto prima di lui. Può essere questa la chiave di lettura della mostra "Munch e lo spirito del Nord. Scandinavia nel secondo Ottocento" allestita a Villa Manin di Passariano, ideata e curata da Marco Goldin per Linea d'Ombra, che aprirà al pubblico (dopo l'inaugurazione ufficiale di domani pomeriggio) sabato 25 settembre per restare aperta fino al 6 marzo 2011.
Una grande mostra, di ben 122 opere, 35 delle quali di Munch, che in qualche modo prepara e introduce un'altra grande mostra della stagione 2011 di Villa Manin: l'Espressionismo.
L'esposizione si articola in cinque sezioni: 4 dedicate, rispettivamente, a Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia;
l'ultima a Edvard Munch. Di ogni nazione Goldin ha cercato di cogliere – attraverso gli artisti più originali – i caratteri propri.
Premesso che il paesaggio è patrimonio e tema comune di questi artisti, cambia il modo di percepirlo e di trasmetterlo, vediamo che in Danimarca prevale il senso intimo e domestico del paesaggio e la pittura è ancora legata a quella francese; negli artisti finlandesi si coglie invece sia un'attinenza con i paesaggisti americani dell'800 (ai quali lo stesso Goldin dedicò una grande mostra a Brescia qualche anno fa) sia una visione più "nazionale" di quel paesaggio.
La Svezia presenta un gusto più vicino all'impressionismo tedesco, un'assolutizzazione della natura, un paesaggio
simbolista, per giungere, in Norvegia, a una visione più romantica. Si giunge così alla sezione dedicata a Munch: nelle sue opere si coglie una sempre minore adesione alla realtà e un progressivo intento di scavare dentro le persone. In lui il paesaggio passa dall'impressionismo francese al simbolismo: troviamo l'anima dell'uomo dentro la natura in un "crescendo" di inquietudine.
Per l'artista nordico la rappresentazione artistica non deve essere fotografica, ma andare oltre l'immagine reale per essere emozione, immagine "che nasce – scriveva Munch – dal sangue del cuore".
Per il curatore Marco Goldin la mostra vuole porre Munch nel contesto artistico scandinavo in cui operò, in quello "Spirito del Nord" che si può spiegare come la volontà del pittore di riconoscere lo spazio in cui egli vive e provare a ridefinirlo. Uno spazio illimitato genera angoscia, terrore: l'atto di rappresentarlo in pittura assume allora un significato di "liberazione psicologica" in quanto riconoscendo quello spazio e ridefinendolo il pittore – ovvero l'uomo – in qualche maniera lo domina e quindi si libera della paura.

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