Una risorsa, ma il Governo lo sa?

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Assoporti, l\’associazione che riunisce 39 porti marittimi in 12 regioni italiane e 23 Autorità portuali, ha invitato tutti gli operatori degli scali italiani (armatori, terminalisti, agenti, servizi tecnici, imprese di logistica) a fare sentire insieme la propria voce al Governo chiedendo di definire un piano strategico per i porti. E’ avvenuto nel corso dell’assemblea generale dell’associazione all'indomani dell'approvazione in Consiglio dei
Ministri del disegno di legge di riforma dei porti, giudicato deludente dal presidente Francesco Nerli, soprattutto per la mancata concessione dell'autonomia finanziaria alle Autorità portuali.Dopo la caduta del 2009 (-14% di merci, -10% di container) i traffici mercantili hanno mostrato, nei primi otto mesi di quest'anno, una ripresa (+8,5%
rispetto allo stesso periodo del 2009). Anche i dati dei traffici del Canale di Suez mostrano il segno positivo (+4,5% per numero di navi, +18,5% per volumi di merci transitate). Ma il sistema portuale italiano è pronto a cogliere la ripresa dei traffici, se dal primo gennaio 2007 non sono state più stanziate dallo Stato le risorse per le
nuove opere portuali e sono stati ridotti da 50 a 10 milioni i fondi per le manutenzioni dei porti? Nel marzo 2009 i soggetti del cluster marittimo chiesero al Governo una serie di misure, tra cui l'autonomia finanziaria (le Autorità portuali tratterrebbero per gli investimenti una parte dei circa nove miliardi di IVA e accise che lo Stato incassa ogni anno) e una parziale fiscalizzazione degli oneri sociali per ridurre il costo del lavoro. Da allora le uniche misure
in tema di portualità si sono limitate a consentire alle Autorità portuali di agire sulle tasse di ancoraggio (fino al loro raddoppio o azzerandole per fare concorrenza) e a tagliare in modo indifferenziato, come le altre amministrazioni pubbliche, la spesa. ''Ma si è veramente convinti – si domanda il presidente di Assoporti, Francesco Nerli – che con la riduzione delle tasse di ancoraggio si affrontano i problemi derivanti da regimi fiscali, costo del lavoro e altri fattori della produzione incomparabili con quelli italiani? Non sarebbe meglio agire sul tasto della produttività? Non è forse la fiscalità generale, invece delle solite Autorità portuali, che dovrebbe farsi carico dell'efficienza di un sistema che è una risorsa dell'intero Paese?''. Tra i temi discussi l'inserimento di tutti i porti maggiori nella rete di trasporto traneuropeo TEN-T con il potenziamento della portualità maggiore degli archi ligure – toscano e alto Adriatico (considerate porte dell'Europa alternative ai grandi scali del mare del Nord), il consolidamento
del sistema di porti di transhipment, la lettura delle Autostrade del Mare in chiave di proiezione mediterranea.

The ports are a resource, but is the Government conscious?
Assoporti has asked all the workers of Italian ports of call to act in order to urge the Government to define a strategic plan for the ports after the approval in the Council of the Ministers of the reform that, as affirmed by president Nerli, is disappointing. Although international mercantile traffics have shown a
recover, Italy from the first January 2007 has not allocated money for new harbour works and has reduced the funds for the maintenance. In March 2009 the subjects of the maritime clusters asked
the Government many measures, amongst which the financial autonomy and a partial transfer
of social security contribution in order to reduce the cost of employment. From then the measures
regarding ports have been limited to the possibility, the harbour Authorities to act on the anchorage
taxes and to reduce in a undifferentiated way the expense. Among the themes discussed, the introduction of all bigger ports in the trans European transport network TEN-T with the development of the greater harbour system comprising to the arches Liguria – Tuscany and the high Adriatic sea, the consolidation
of the Transhipment harbour ports and the creation of the sea freeways.

www.assoporti.it

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