San Giovanni Lupatoto, il Comune esce dal Parco Star: «È un carrozzone inutile»

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Una delibera di Consiglio chiede anche che sia liquidata la quota di partecipazione. Nel 2002 l\’amministrazione aveva deciso di investire 300 milioni di lire per favorire ricerca e innovazione tecnologica.
Il Comune chiede che sia liquidata la sua partecipazione nel Parco scientifico Star di Verona. Lo ha deciso il consiglio comunale con una delibera assunta a maggioranza dei voti nel corso dell'ultima riunione. Il comune nel Parco possiede una partecipazione dell'1,32 per cento. Nel 2002 aveva investito 300 milioni di lire per entrare nel capitale della società.
Scopo del Parco Star era «lo sviluppo della ricerca e la diffusione dell'innovazione nel territorio al fine di facilitare la nascita di imprenditoria innovativa, dando avvio ad una collaborazione fattiva tra l'industria e la ricerca». Soci del Parco scientifico erano tra gli altri Regione Veneto (che ha annunciato l'intento di svalutare la sua partecipazione e di uscire dalla società), Provincia, Camera di Commercio, Comune di Verona e Università di Verona.
Il sindaco Fabrizio Zerman ha detto: «L'obiettivo di questo organismo era fare ricerca avanzata e innovazione, ma risultati veri non se ne sono visti. Il Parco si è rivelato un carrozzone da chiudere in quanto non ha mai saputo attivare un collegamento con l'apparato produttivo. Dobbiamo uscirne per non partecipare a un ulteriore buco economico».
Il segretario generale Alberto Bignone, illustrando il provvedimento, aveva detto che la società del Parco è da tempo in perdita e che per questo si formulava la richiesta di liquidazione della partecipazione comunale, «ormai ridotta a 6400 euro».
Il consigliere del Pd Aldo Marcolongo ha commentato: «L'iniziativa di far assumere la partecipazione nella società Star era stata del sindaco Severino Betti. Lo scopo iniziale di fare ricerca per l'innovazione era buono. È un peccato che non sia mai decollato». «La questione non è se la responsabilità della scelta di aderire sia stata di Betti o del sindaco Taioli», ha ribattuto Zerman, «la verità è che questa è una struttura inutile. Dato che divora capitale, va chiusa».
Il comune era entrato nella società nel 2002. Il sindaco Betti aveva aderito per dare supporto concreto, nella ricerca, alle molte industrie lupatotine che operano nel settore alimentare e di fruire dei sistemi di sviluppo delle tecnologie.
Per aderire Betti aveva alzato i toni affermando che il Parco Star non poteva tralasciare la realtà lupatotina e le sue aziende, molte delle quali competevano a livello di eccellenza mondiale. Le aziende del territorio hanno poi dimostrato di fare da sole o il Parco Star non ha saputo offrire le leve giuste.
Il Parco scientifico di Verona era diventato operativo nel 2001 proprio con il fine di favorire la diffusione dell'innovazione nel territorio, agendo come anello di congiunzione tra le imprese locali, il mondo della ricerca e le fonti di finanziamento.
Scopo dichiarato della società era lo sviluppo della ricerca, facilitando la nascita di imprenditoria innovativa e dando avvio alla collaborazione tra industria e ricerca. Il Parco scientifico di Verona si era presentato come «centro servizi per le aziende, con la finalità di favorire il dialogo tra offerta e domanda di innovazione, componendo i diversi interessi e dirigendo gli sforzi comuni verso obiettivi misurabili». Doveva avere un approccio orientato alle soluzioni concrete, progetti di ricerca applicata e di sviluppo precompetitivo, progetti esplorativi e analisi e consulenze tecniche. Nel Veneto ci sono altri due parchi: il Vega di Venezia e il Galileo di Padova. Anche queste due realtà hanno vissuto passaggi complicati ma li hanno superati grazie a piani di ristrutturazione.

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