Dichiarazione di Ancona, statuto IAI

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“E non c’è nessuna intenzione di rivederlo – ha dichiarato l’ambasciatore – perché rimane agli atti come il primo documento che ha fondato l’Iniziativa Adriatico Ionica e ha stabilito l’organizzazione della stessa. Infatti, le motivazioni e le strategie che hanno portato alla Dichiarazione di Anconae rimangono ancora oggi di grande attualità”.
E in effetti, pur se datata, perché redatta subito dopo la guerra nella ex Jugoslavia, la Dichiarazione di Ancona fissa i punti principali di questo organismo così importante per i Paesi che ne fanno parte. Sancisce il rafforzamento della cooperazione regionale che aiuta a promuovere la stabilità politica ed economica, dunque a creare una base solida per il processo di integrazione europea.
L’Iniziativa Adriatico – Ionica è nata dopo un’altra idea italiana, l’InCE (Iniziativa Centro Europea, con sede del relativo Segretariato a Trieste) per supportare la trasformazione politica ed economica dell’Europa Centro-Orientale, dopo il crollo dei sistemi comunisti. Non è un caso, infatti, che proprio l’ambasciatore Grafini, il 13 novembre scorso, nel discorso tenuto a Bucarest per il ventennale dell’InCe abbia ricordato, parlando del 1989 la caduta del muro di Berlino (il 9 novembre): “C’era nell’aria la sensazione che qualcosa stesse cambiando tra l’Est e l’Ovest dell’Europa e all’interno dei Paesi comunisti. Fu un momento molto esaltante: a 40 anni dalla Guerra fredda, un nuovo capitolo si apriva… Da questa esperienza, con lo stesso spirito e intorno a un bacino marittimo, quello dei mari Adriatico e Ionio, fu fondata nel 2000 ad Ancona l’IAI”.
In un quadro di rapidi cambiamenti seguiti alla dissoluzione della Jugoslavia e alla transizione politica ed economica verso nuovi assetti dei Paesi dell’area e alla necessità per l’Italia di contenere i rischi derivanti da condizioni di instabilità, con l’istituzione della IAI si era voluta rafforzare la cooperazione regionale tra le due sponde adriatiche. Per l’Italia aveva assunto, infatti, una grande rilevanza il promuovere forme di coordinamento nei settori sicurezza, contrasto al crimine organizzato, all’immigrazione irregolare e ai traffici illeciti, nonché la lotta contro il terrorismo. A tali obiettivi si erano successivamente aggiunti anche quelli di una cooperazione allargata alla cooperazione interuniversitaria, a cultura, economia, turismo e cooperazione fra PMI, trasporti e cooperazione marittima, ambiente.
“L’Italia – ha spiegato il ministro Franco Frattini ai colleghi dei 18 Stati membri dell’INCE, sempre in occasione del ventennale – guarda con speciale interesse all’area adriatico-ionica, che coinvolge 7 Paesi membri dell’INCE che 10 anni fa dettero vita all’IAI con l’obiettivo di perseguire una più forte cooperazione, anche nel quadro di una strategia europea mirata a rafforzare il coordinamento tra iniziative, programmi e progetti per uno sviluppo sostenibile della regione”.
E c’è sempre da sottolineare (e lo ha fatto l’ambasciatore Grafini in più occasioni) che nel bel mezzo dell’UE c’è una macchia bianca corrispondente ai Paesi dei Balcani. Dell’IAI, infatti, fanno parte tre stati membri e cinque che si trovano a differenti livelli di dialogo e di percorso di integrazione con l’Europa. Eppure la Commissione europea, con il presidente Prodi e il funzionario Solana, era presente alla firma della Dichiarazione di Ancona, documento che parla di cooperazione all’interno del bacino, di area di pace e di prosperità, di relazioni amichevoli e di scambi economici, di sicurezza e di dialogo, ma anche documento che richiama alla necessità di un più profondo coinvolgimento dell’UE nell’area adriatico –ionica, invitando la stessa Commissione a svolgervi un ruolo attivo anche per un più efficace utilizzo degli strumenti strutturali disponibili a supporto della cooperazione delle regioni adriatiche e ioniche. La Dichiarazione ha istituito non solo la IAI, ma ne ha previsto l’organizzazione e il funzionamento. Con gli Stati membri iniziali, Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia e Slovenia (Serbia e Montenegro si sono aggiunti successivamente), ha invitato la Commissione europea a una presenza stabile nelle attività del Consiglio. La Dichiarazione di Ancona ha stabilito anche le aree di intervento all’interno della cooperazione tra Paesi: pur lasciando la possibilità di aggiungere nuovi comparti, a seconda delle esigenze, ha stabilito di operare, tra gli altri settori, nel turismo con incluso il supporto tecnico alle organizzazioni, di operare in ottica di sviluppo sostenibile e di attuare scelte relative alla cooperazione in campo culturale, della ricerca e della istruzione, oltre che nella lotta contro le attività illegali.

Declaration of Ancona, charter AII
As he has asserted many times in occasion of publics meet, the ambassador Alessandro Grafini, general secretary of the AII, the “Declaration of Ancona”, conclusive document of the first meeting between Heads of State, Govern and Ministers of the Foreign countries of the Adriatic and Ionic Countries, initialled to Ancona in May 2000 to the presence of the European Commission, is the charter of the Ionic Adriatic Initiative, the document founding and to the base of all the job carried out in these 10 years.
“And there isn’t intention to see again it or to modernize it – declared the ambassador – because it’is the first document that the Ionic Adriatic Initiative has founded and has established the organization of itself.
In this year of Italian Presidency, maybe, a conclusive document will be written, as always happened up until now, but there is no intention to up-date, the Declaration of 2000”. In facts, also if dated, because written up after the war in the ex-Yugoslavia, the Declaration of Ancona fixed the main points of this important organism for the Countries that compose it. It sanctions the strengthening of the regional cooperation that helps to promote the political and economic stability, and create a solid base for the process of European integration. The Adriatic-Ionic Initiative was born after another Italian idea, the InCE (European Initiative Center, with centre of the relative Secretariat at Trieste) in order to support the political and economic transformation of Central East Europe.
“Italy – the minister Franco Frattini explain to the colleagues of the 18 Member States of the CEI – watches with special interest to the Adriatic-Ionic area, that involve 7 Countries members of CEI that 10 years ago created the AII with the aim to pursue a stronger cooperation, also for an European strategy aimed to strengthen the coordination between initiatives, programs and plans for a sustainable development of the region”.

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