È possibile coniugare alimentazione e sostenibilità?

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È possibile proteggere il pianeta nutrendosi in modo sano? È possibile tutelare il benessere degli animali e limitare l’impatto ambientale senza dover rinunciare ai piccoli piaceri dell’alimentazione? La risposta è… sì. Sorpresi? L’apertura di Sial Parigi (Salon international de l\’alimentation) ha coinciso quest\’anno con la Giornata mondiale dell\’alimentazione ONU e dunque tutta la filiera alimentare mondiale si è data appuntamento nella capitale francese per fare il punto sul presente e trovare soluzioni per affrontare la sfida alimentare dei prossimi trent\’anni. Quest'anno si è parlato molto di sostenibilità. La stragrande maggioranza dei consumatori ritiene sia fondamentale ridurre lo spreco alimentare (quasi l’85% dei consumatori in tutti i paesi, eccetto la Russia (66%). Allo stesso modo, l’81% dei consumatori ritiene importante acquistare prodotti alimentari più rispettosi dell’ambiente – con score più importanti in Cina e nel Sud-Est asiatico (più del 90%), in Francia (86%), in Spagna (82%) e in Medio Oriente (81%). Per rispondere a questa richiesta, diverse società offrono questa possibilità, alcuni ottimizzando in particolare gli avanzi e gli invenduti, altri limitandone gli imballaggi. Per questo, il principio dello “sfuso”, ovvero del “senza imballaggio” con la possibilità di acquistare al grammo ciò di cui si ha bisogno, guadagna considerevolmente terreno in diversi ambiti quotidiani.
E poiché l’attenzione rivolta all’ambiente è di tipo olistico, riguarda anche il benessere animale, con il 77% dei consumatori che dichiara importante il fatto di acquistare prodotti alimentari più attenti al benessere animale, in particolare nei paesi europei (fra l’81% e l’87% d’importanza in base ai paesi).
Il piatto connesso ha un futuro? Anche qui la risposta che emerge dalle giornate del SIAL sembrerebbe un bel sì. Il nostro primo gesto al risveglio è spesso accendere il proprio smartphone per guardare con ansia quali articoli sono stati lanciati in commercio. Tuttavia le nuove tecnologie hanno ancora un impatto piuttosto debole sull’alimentazione, ma qualcosa inizia a cambiare… Internet è onnipresente nella vita di tutti i giorni: in ufficio, a casa, in metro e persino sui banchi di scuola. E allo stesso modo, i consumatori sono nettamente inclini a interagire online con i marchi nel settore del turismo/dei viaggi (54%) o dell’automotive (45%). Eppure, nel mondo del cibo e delle bevande, la percentuale si attesta soltanto al 26%. La ricerca di ricette sul Web è la più diffusa tra i consumatori (con quasi 8 consumatori su 10 abituati a questa pratica). Ma mentre in Medio Oriente (62%) e in Asia (60%) gli internauti sono soliti condividere opinioni su marchi e prodotti alimentari sui social online, soltanto il 34% degli spagnoli e circa il 20% dei francesi, inglesi, tedeschi e americani ne è altrettanto abituata. L’utilizzo di siti di e-commerce nel settore alimentare è ben più diffuso in Cina (86%) e nel Sud-Est asiatico (76%) rispetto alla Germania (30%) e alla Francia (44%). Il Web oggi permette ai consumatori in particolare di informarsi sui prodotti da acquistare. Alcune start-up iniziano a proporre ai consumatori di produrre gli alimenti da sé. Vi sono algoritmi che consentono persino di tracciare il profilo dei consumatori nell’ottica di consigliare loro i prodotti che più si confanno ai loro gusti. 

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