Itticultura, servono più controlli

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“Il problema principale
dell’itticoltura deriva dai reflui organici prodotti dalle specie
concentrate in uno spazio ridotto rispetto agli equilibri
naturali e dai depositi di mangime non consumato. Per questo
motivo, è buona norma localizzare le vasche in mare aperto, dove
i fondali profondi e le correnti marine favoriscono una maggiore
dispersione dei reflui”.

Lo afferma in una nota il consigliere regionale della Slovenska
Skupnost, Igor Gabrovec, riferendosi all’interrogazione da lui
stesso presentata in Consiglio regionale e inerente l’impatto
derivante dalle attività di itticoltura prospicienti la costa di
Duino.

Sottolineando che “nel mare di fronte a Duino la situazione è
invece ben diversa, poiché caratterizzata da fondali
relativamente bassi e correnti marine esigue”, Gabrovec ha
interrogato la Giunta regionale per sapere “con quali modalità e
con quale frequenza venga monitorata la situazione per quanto
concerne l’accumulo di reflui sul fondale nel tratto di mare
specifico”.

“L’assessore regionale all’Ambiente, Fabio Scoccimarro, ha
introdotto il proprio intervento di risposta – ricorda il
consigliere della Ssk – citando un articolo scientifico del 2005,
secondo cui la comunità bentonica non sembrerebbe subire forti
impatti a causa dell’arricchimento organico derivante
dall’attività di acquacultura. Quindi, ha spiegato che, in base
ai monitoraggi dell’Arpa, lo stato ecologico del mare in quella
zona è classificato come buono”.

“Non buone, invece, risultano le analisi chimiche dell’acqua che
rilevano la presenza di composti organostannici e mercurio. Se la
causa principale per i primi sono le vernici antivegetative di
navi e natanti, nel caso del mercurio il principale colpevole
sarebbe invece il fiume Isonzo. Su questo passaggio – prosegue
Gabrovec – l’esponente della Giunta regionale ha voluto
sottolineare in modo particolare le responsabilità della vicina
Slovenia che, a suo dire, non sarebbe sufficientemente attenta ai
riflessi ambientali transfrontalieri delle proprie attività lungo
il corso dell’Isonzo, come anche sul fronte del cantiere della
nuova linea ferroviaria Koper-Diva?a per quel che riguarda la Val
Rosandra”.

“I recenti fenomeni di moria di pesci in quella zona sono un
campanello di allarme – la replica di Gabrovec – che andrebbe
tenuto nella dovuta considerazione e indicano chiaramente che
qualcosa non va bene. Lo stesso articolo scientifico citato
dall’assessore, per altro risalente a quindici anni fa, riporta
una condizione di forte arricchimento organico, una riduzione di
specie marine e la loro sostituzione con specie del tutto
diverse. Conclusioni che confermano un forte impatto sul fondale
marino e sulla comunità bentonica”.

“Rimane quindi alta la nostra attenzione, mentre – conclude la
nota – non posso che ribadire l’assoluta e urgente necessità di
sviluppare uno studio serio che parta dall’introdurre parametri
aggiuntivi nel monitoraggio dell’attività di itticoltura”.

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