Covid e mascherine: il laboratorio Univpm LABC19 protagonista nella lotta alla pandemia

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Test sulle mascherine in un contesto di emergenza: l’esperienza dei laboratori italiani durante la crisi pandemica COVID-19 in una pubblicazione scientifica internazionale.

Le mascherine chirurgiche sono un presidio indispensabile nella lotta alla pandemia. La prima ondata della pandemia COVID-19 ha portato a un uso diffuso di questi dispositivi sia da parte dei professionisti che della popolazione. Ciò ha determinato inizialmente una grave carenza mondiale e la necessità di aumentarne l’importazione, attivando al contempo la produzione di mascherine chirurgiche sicure ed efficaci anche a livello nazionale.

Al fine di supportare la domanda di test delle mascherine chirurgiche nel contesto italiano, le Università hanno fornito il loro contributo istituendo laboratori per validare le prestazioni delle mascherine prima di immettere i prodotti nel mercato nazionale. UNIVPM, col suo LABC19, ha stimolato la collaborazione tra diversi laboratori italiani, che di fatto hanno formato una rete al cui interno si scambiano informazioni tecniche e scientifiche.

Frutto di questa collaborazione è la recente pubblicazione sulla rivista scientifica International Journal of Environmental Research and Public Health di un lavoro che riporta lo sforzo di sette laboratori universitari italiani che hanno allestito strutture per testare le mascherine facciali durante il periodo di emergenza della pandemia COVID-19.

L’efficace partnership tra università e aziende per soddisfare un bisogno pubblico – afferma il Rettore Prof. Gian Luca Gregori – in un contesto di emergenza rappresenta un esempio fecondo della cosiddetta terza missione universitaria”.

Il lavoro presenta le diverse soluzioni adottate dai laboratori per misurare, secondo la normativa vigente, la respirabilità e l’efficienza di filtrazione batterica delle mascherine dei tanti produttori ed importatori che si sono rivolti ai laboratori. In pochi mesi, tra aprile luglio, sono stati raccolti dati importanti da oltre 120 modelli di mascherine, prodotte da più di 100 imprese distribuite su tutto il territorio italiano. Le misure sono state effettuate nel trimestre successivo al DPCM che consentiva la produzione in deroga alla normativa previgente. Le università sono state capaci di allestire la rete dei nuovi laboratori in un tempo compreso tra 2 settimane e due mesi, dimostrando ottima capacità di reazione nell’emergenza ed in pieno lockdown.

Interessante osservare che le mascherine in polipropilene non tessuto, con almeno tre strati, le classiche mascherine chirurgiche, hanno mostrato i migliori risultati, garantendo sia una buona traspirabilità che un’elevata efficienza di filtrazione. La maggior parte delle mascherine create con materiali e design alternativi non erano conformi a entrambi i requisiti standard, risultando idonee solo come mascherine di comunità.

Per leggere la pubblicazione https://www.mdpi.com/1660-4601/18/4/1462

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