Adriatico un mare da tutelare, su di esso poggia gran parte dell’economia e del benessere del territorio

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Per la Regione Friuli Venezia Giulia il tema
della sostenibilità ambientale, e in particolare quella che
interessa la risorsa del mare, è quanto mai importante perché su
di essa poggia gran parte dell’economia e del benessere del
territorio: gli accordi che sono stati sottoscritti oggi tra le
istituzioni superiori di controllo di Paesi così vicini
permetterà una maggiore condivisione degli obiettivi e un più
stretto coordinamento per preservare il mare Adriatico.

È in sintesi quanto l’assessore regionale alle Autonomie locali e
Sicurezza ha affermato, intervenendo nel Palazzo della Prefettura
a Trieste in rappresentanza del presidente del Friuli Venezia
Giulia, all’incontro internazionale tra le istituzioni superiori
di controllo di Italia, Albania, Bosnia ed Herzegovina, Croazia,
Montenegro e Slovenia sul tema “Managing interventions in case of
sudden pollution in the Adriatic Sea”.

Al meeting, introdotto dal presidente della Corte dei conti Guido
Carlino e dal prefetto Valerio Valenti, sono intervenuti i
rappresentanti delle istituzioni superiori di controllo dei Paesi
che si affacciano sull’Adriatico – Italia, Albania, Bosnia ed
Herzegovina, Croazia, Montenegro e Slovenia – sottoscrivendo al
termine una dichiarazione congiunta.

Per la Corte dei conti l’audit internazionale è stato condotto
dalla Sezione di controllo per gli affari comunitari e
internazionali e dalla Sezione centrale di controllo sulla
gestione delle Amministrazioni dello Stato ed ha riguardato il
sistema di gestione delle emergenze ambientali da inquinamento
nel Mare Adriatico (relatori Giovanni Coppola e Giancarlo Antonio
Di Lecce) con valutazioni sulla struttura d’intervento per
fronteggiare situazioni emergenziali, anche estreme e ad alto
grado di complessità.

Nella sintesi dei risultati dell’audit il presidente della
Sezione centrale di controllo per gli affari comunitari ed
internazionali Coppola ha affermato che il Sistema nazionale di
risposta alle emergenze dovute all’inquinamento marino, grazie a
una struttura organizzativa ben disegnata, ha dimostrato nel
corso degli ultimi decenni di essere in grado di gestire
efficacemente situazioni emergenziali, anche caratterizzate da
alti livelli di complessità. I punti di forza del sistema sono da
rinvenire nella chiara definizione della catena di comando e
relative responsabilità, nella capacità di raggiungere una piena
sinergia tra tutte le componenti del sistema, nella disponibilità
dei piani di risposta alle emergenze sia nazionale che locali, e
nel tempestivo dislocamento di una flotta di natanti
specializzati nella lotta all’inquinamento lungo tutta la linea
di costa italiana.

Se da una parte la dotazione di mezzi e attrezzature destinati
alle attività di contrasto degli inquinamenti marini ha
dimostrato di essere adeguata anche alla gestione di emergenze
connotate da elevati livelli di complessità, l’audit ha rivelato
che per garantire per il futuro un elevato standard di protezione
e risposta anche per la gestione di scenari di particolare
gravità, è raccomandato un monitoraggio del nuovo assetto della
flotta antinquinamento, ridotta nel numero di unità e
parzialmente adibita a compiti di raccolta del marine litter. Il
rischio di gravi eventi inquinanti, correlato non solo alle
ingenti quantità di idrocarburi e prodotti chimici movimentati
lungo la rotta adriatica, ma anche alla presenza di piattaforme
petrolifere, richiede – è quanto in sintesi ha tratteggiato la
relazione di Coppola – una riflessione sull’opportunità di
prevedere, per le aree marittime che presentano un rischio
elevato di oil spill, una seconda linea di intervento da
mobilitare in caso di gravissimi inquinamenti marini.

Quanto allo stato dell’operabilità di un piano di intervento
transnazionale per far fronte ad una situazione di grave
inquinamento in acque internazionali la relazione del presidente
della Sezione di controllo per gli affari comunitari ha ricordato
che nel 2005 l’Italia, la Slovenia e la Croazia hanno elaborato
un Piano di intervento congiunto per la gestione degli
interventi. A tale Piano – ha rilevato la Corte dei Conti – non è
stata data tuttavia concreta esecuzione. Il rischio di gravi
incidenti, con la correlata possibilità di sversamenti di ingenti
quantità di idrocarburi, fa ritenere opportuno – in linea con
l’auspicio espresso dal Parlamento europeo – l’avvio di
iniziative per la definizione di un Piano di intervento comune
dei Paesi appartenenti alla Strategia EUSAIR.

L’apertura di un dialogo costruttivo, a livello di Regione
Adriatico Ionica, sui temi della prevenzione dei rischi e della
lotta all’inquinamento, in tutte le sue forme, potrebbe offrire
l’opportunità – è stato rilevato in conclusione – di realizzare
strategie condivise di più ampio respiro sui temi della tutela e
della conservazione dell’ambiente marino

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