L’intitolazione di una strada non è “una gara a chi arriva primo”

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Sono letteralmente innamorato della mia Città e, da semplice cittadino (che non ha mai ricoperto cariche pubbliche di alcun genere), cerco di dare il mio contributo “civico” alla sua valorizzazione, attraverso una serie di iniziative “apolitiche” note alla stampa (cito, per tutte, la campagna di sensibilizzazione per la riapertura dello storico Cine Teatro “Solimando” di Apricena, che, nonostante la disponibilità “al dialogo” della famiglia proprietaria, la “politica locale”, trasversalmente intesa, non ha preso tuttora posizione, aprendo, ad esempio, un tavolo istituzionale ad hoc).

Sono – lo sottolineo – un “outsider” della politica, pur avendo una grande considerazione del nobile significato della parola “politica”.

Fatte queste premesse, appresa la notizia della delibera dello scorso 15 giugno, con la quale la Giunta comunale di Apricena ha inteso reintitolare l’attuale “Via Modena” in “Via Silvio Berlusconi”, in tanti (vicini e lontani) mi hanno scritto, chiedendomi il mio “punto di vista” al riguardo.

Tratterei il tema scindendo le due componenti più rilevanti: quella “mediatica” e quella “sostanziale”.

Sul piano “mediatico” (prescindendo, quindi, dai commenti, tanto positivi quanto negativi, che sono stati postati sui “social”), è stato indubbiamente un “successo”.

Apricena, in poche ore, ha guadagnato la “scena nazionale”.

E non poteva che essere così, dato che la delibera in argomento riguarda uno dei personaggi contemporanei più conosciuti del mondo.

Sul piano “sostanziale”, il discorso si fa, invece, più articolato.

Innanzitutto, l’idea di intitolare una via pubblica non è mai un atto di “valore” o di “coraggio”. E’ altro, e lo vedremo insieme attraverso le norme che regolano la (delicata) materia in parola.

C’è, infatti, una legge, che, seppur risalente a circa un secolo fa, è tuttora in vigore.

E’ la legge n. 1188 del 23 giugno 1927, intitolata “Toponomastica stradale e monumenti a personaggi contemporanei”.

E’ una legge “breve”, fatta di soli sei articoli, chiari e precisi, che dettano le regole per dedicare, tra l’altro, una strada pubblica ad una persona deceduta, ed il suo “iter” è lungo e complesso.

Per legge, è necessario che questa sia deceduta da almeno dieci anni, ma sono possibili deroghe.

Secondo voi, perché la legge detta come regola generale che il personaggio a cui dedicare una via pubblica sia deceduto da almeno 10 anni?

Semplicemente per tutelarne la memoria da eventuali giudizi “a caldo” di tipo “negativo”.

Fossi al posto dei prossimi congiunti del personaggio pubblico in questione, non accoglierei di buon grado le “intempestive” iniziative di dedica di questi giorni, se non altro per i tanti commenti “negativi” (alcuni dei quali anche di “pessimo” gusto) che esse hanno – senza volerlo – di fatto provocato.

In un momento di così forte dolore, qual è la dipartita di un proprio caro, la legge di cui sopra impone “rispetto umano”, rinviando (addirittura) di 10 anni ogni “valutazione istituzionale” sulla opportunità di dedicargli una strada pubblica.

Non a caso, la legge in questione (e la circolare ministeriale n. 18 del 29 settembre 1992) affidano ai Prefetti eventuali “deroghe”, che devono essere ben ponderate anche in termini di “ordine pubblico”.

Cos’è l’“ordine pubblico”?

In estrema sintesi, è garantire le condizioni generali di “pace sociale”, impedendo il concretizzarsi di fattori “divisivi” che potenzialmente la minacciano.

E, a stare ai non pochi commenti “negativi”, postati sui social ed estesi, purtroppo, anche pesantemente, alla Comunità di Apricena (vedansi la pagina Facebook de “l’Immediato” e quella di “Foggia Today”, per citarne alcune), non sembrano esserci quelle necessarie premesse per giustificare “spedite” iniziative “in deroga”.

Le procedure di intitolazione delle strade a personalità legate alla storia di una comunità sono di solito lunghe e controverse, specialmente nel caso di personaggi connessi a vicende politiche. Lungamente dibattute sono state, ad esempio, la dedica di strade o piazze agli ex segretari del PSI Bettino Craxi e del MSI Giorgio Almirante.

E’ vero, ci sono state in Italia iniziative di dediche “premature” (cioè, prima, del decorso dei 10 anni dal decesso). Come nel caso di Stefano Cucchi (deceduto nel 2009), la cui mozione per intitolargli una strada è del 2014 ed è stata approvata dall’Assemblea di Roma – beninteso – all’unanimità, in segno di ampia condivisione.

Insomma, l’intitolazione di una strada non è una gara “a chi arriva primo” (come titola, ad effetto, “HuffPost Italia”, secondo il noto metodo definito “devilishly brilliant”) ma la ricerca di un’ampia condivisione, essenzialmente a tutela della memoria del defunto (che ha il diritto di riposare in pace) e del dolore dei propri familiari (che hanno il diritto di metabolizzare serenamente il momento del distacco).

A mio (modesto) parere.

Sincere Condoglianze ai Figli di Silvio Berlusconi.

Purtroppo, so cosa significa la perdita di un genitore.

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