“Pierrot era donna”: un libro che riscrive la storia di un personaggio emblema di fluidità di genere

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Mimma Di Vittorio pubblica un libro che abbraccia fotografia, danza e drammaturgia per raccontare il disagio di chi è costretto a celarsi dietro una maschera

E se Pierrot fosse stato una donna? A trasformare l’ipotesi suggerita da questa domanda in un’affermazione ci ha pensato un libro, pubblicato lo scorso 18 dicembre per Timoteo Edizioni, di Mimma Di Vittorio. Nato dalla voglia di sperimentare del fotografo Joseph D’Ingeo, il volume si apre con una prefazione a cura di Livio Minafra. “Pierrot era donna” è frutto di un lavoro che parte dalla fotografia e dalle intuizioni pittoriche di Caravaggio e del chiaroscuro. Queste ultime incontrano due maschere veneziane di Pierrot da cui è scaturita la trama sinuosa, tumultuosa, ma anche intima, di una danza. A tradurla in racconto è stata Mimma Di Vittorio.

Danzatrice, performer, insegnante del Metodo Feldenkrais® dal 2011 e fondatrice della New Butoh School di Ruvo di Puglia, l’autrice di “Pierrot era donna” insieme a Joseph D’Ingeo ha seguito un flusso che aspettava l’occasione di manifestarsi. Ed essa si è presentata quando qualcuno ha ipotizzato e narrato la cinquecentesca storia dell’italiano Pedrolino.  Pierrot è il furbo e malandrino servo, dall’abito bianco e ampio, che, per cause incerte, circa 200 anni dopo si ritrovò in Francia, totalmente diverso, malinconico e sognatore. Affascinato dalla luna e innamorato di Colombina, che invece amava Arlecchino, si nascose dietro ciò che oggi in tutto il mondo conosciamo come la celebre maschera bianca dalla lacrima nera. Ma chi era Pierrot? Perché si nascondeva dietro una maschera e soprattutto in ampi drappi bianchi? Aveva forse la necessità di nascondersi? E se fosse stato donna?

 

Terzo attore in gioco per questo progetto, accanto a Mimma Di Vittorio e Joseph D’Ingeo, è Raffaella Tiziana Giancipoli che tesse un racconto affidato alle parole tramutando in verbo il dialogo interiore di Pierrot. Così, 500 anni dopo, questo personaggio sopravvive poiché in ognuno di noi c’è un Pierrot che non è quasi mai ciò che appare. Il libro è dunque un racconto di immagini e parole in cui il fotografo, partendo dal nero, ha introdotto, lentamente, la luce sulla scia delle tecniche di Caravaggio.

 

<<Il progetto nasce per gioco con una macchina fotografica, una maschera ed una camicetta rosa ad ampie maniche>>, spiega Mimma Di Vittorio<<Joseph, il fotografo, sperimenta il chiaroscuro caravaggesco mentre fotografa; mentre io, indossata la maschera, mi lascio trasportare da movenze non controllate, libere, o ancor meglio, guidate da una volontà invisibile… 2 Setting, 2 momenti di gioco ed esplorazione. Infine, l’intuizione di fondere indissolubilmente la danza con la fotografia con la scrittura della drammaturga Raffaella Giancipoli. Il suo racconto è come l’ago che cuce con maestria due parti a maglia in modo invisibile generando un progetto unico in cui le parti risultano intimamente connesse e condensate nella nuova storia di Pierrot>>.

Una storia di fantasia che ipotizza che Pierrot fosse donna, ma anche la vera storia, attuale, di coloro che vivono ancora nell’incubo delle discriminazioni per motivi di sesso o di genere. << Questo progetto>>, prosegue l’autrice, <<rappresenta per me la storia di tante persone che vivono una vita intera nascondendo chi sono veramente per piegarsi ai doveri familiari e sociali. Queste persone si nascondono tutta la vita dietro una maschera fingendo a sé e agli altri chi sono veramente finendo per identificarsi solo in una misera rappresentazione di sé, specie se donne, tanto più mogli>>. Un libro che, dunque, nasce per gioco ma diventa uno strumento per incoraggiare gli altri a farsi accettare così come si è con il proprio punto di vista e le proprie inclinazioni. Un libro dedicato tutte quelle donne che non hanno potuto o non sono riuscite, semplicemente, ad esser sé stesse.

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