UE, Livolsi: Italia può affrontare con autorevolezza i dossier economici

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“Gli italiani hanno dimostrato pragmatismo alle Europee dell’8-9 giugno scorso, privilegiando quei partiti in grado di essere influenti nella trattativa su chi siederà nelle stanze dei bottoni dell’Unione europea”. Le elezioni e i risvolti nella politica economica dell’Ue nella riflessione di Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A.

“Premiata Forza Italia con il 9,6% dei voti (‘Risultato enorme, non siamo un partito museo, non è più la Fi di Berlusconi ma i valori sono quelli’, ha detto il segretario Antonio Tajani), che è parte del primo gruppo del Parlamento, il Partito popolare europeo (Ppe, 186 seggi). Bene anche il Pd (24,1%) che fa parte del secondo raggruppamento, quello dei socialdemocratici (S&D, 135 seggi). Notevole il successo di Fdi- continua Livolsi- la formazione politica guidata da Giorgia Meloni, che risulta la più votata in Italia (28,2%). La premier potrà dire autorevolmente la sua, malgrado il suo gruppo, i conservatori e riformisti (Ecr, 73 seggi), di cui Meloni è presidente, non faccia parte dello schieramento della maggioranza uscente. Quest’ultima, costituita da popolari, socialdemocratici e liberali (Re, 79 seggi), potrebbe essere riconfermata. Per giunta, Meloni è rinforzata da successo del G7 da lei presieduto la settimana scorsa in Puglia. Penalizzato il M5S (10% dei consensi, il risultato più basso dalla nascita del movimento), che non aderiva a nessun gruppo, il che significa non partecipare alla spartizione degli incarichi (presidenze, vicepresidenze, ruolo di relatore etc.) né a quella dei fondi”.

“È fondamentale la ripartizione degli incarichi, a partire da quello del nuovo commissario – che dovrebbe sostituire (o confermare) Ursula von der Leyen (Ppe) – indicato dai capi di governo e poi votato dalla plenaria del Parlamento. Nella cena informale del 17 giugno del Consiglio europeo- spiega ancora Livolsi- sono iniziate le trattative sugli altri ruoli di vertice: dai commissari al presidente del Consiglio europeo e del Parlamento all’Alto rappresentante Ue. L’Italia sarà direttamente chiamata in causa su più dossier economici. Il nostro Paese dovrà prendere una decisione sul fatto che è l’unico dei 20 dell’Eurogruppo a non avere ancora ratificato il trattato che istituisce il nuovo Meccanismo europeosi stabilità, impedendo così agli altri Stati di beneficiare della funzione di paracadute al fondo di risoluzione delle banche”.

“Continuerà- sottolinea Livolsi- anche il monitoraggio da parte dell’Unione del Pnrr (alla fine del 2023, l’Italia ha incassato 102 miliardi, 41 miliardi sotto forma di sovvenzioni e 60,9 come prestiti). Roma si deve preparare a un’altra discussione con l’Europa: in questi giorni Bruxelles renderà noti i Paesi con deficit eccessivo (dovrebbero essere 11, tra cui l’Italia, che con il 7,4% ha il deficit più alto) e le traiettorie tecniche per la riduzione del debito, ed entro il 20 settembre Palazzo Chigi dovrà presentare i piani si spesa. Ci saranno poi temi specifici che ci riguardano strettamente: il rinvio della liberalizzazione delle concessioni balneari, previsto dal cosiddetto decreto Milleproroghe del 2023, sanzionato dalla procedura d’infrazione di Bruxelles. Attese anche per il prestito-ponte di 320 milioni di euro per l’ennesimo salvataggio e la nuova ripartenza dell’ex Ilva di Taranto”.

“Per mettere il Paese nelle condizioni di avere una crescita, sarà dirimente che l’Italia, uscita rafforzata dalle urne europee, insista su due temi: da un lato i provvedimenti che stimolino la competitività aziende – e qui dovrebbe giocare un ruolo decisivo il Rapporto sulla competitività di Mario Draghi – per fronteggiare lo scontro con colossi come Usa e Cina, dall’altro – tema come mi sta molto a cuore – quello l’Unione del mercato dei capitali. Come ha ricordato il governatore Mario Panetta nelle sue Considerazioni finali del 31 maggio, ci sono due grandi problemi da risolvere per incamminarsi verso tale obiettivo: da una parte la mancanza di un titolo pubblico europeo privo di rischio, dall’altra l’incompletezza dell’unione bancaria” conclude Livolsi.

 

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