Tassa di soggiorno il “no” di Assoturismo

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“Ad ascoltare le dichiarazioni dei politici di turno che affollano gli ormai troppi talk-show televisivi, viene da chiedersi se costoro non conoscano, o forse fanno finta di non conoscere, la reale situazione di famiglie e PMI in questo Paese. E’ irritante constatare come, al cospetto di una crisi economica durissima e della quale non si intravede nessuno sbocco, si glissi pubblicamente su questioni fondamentali che interessano la componente politico-amministrativa del Paese, per dirigere invece le argomentazioni sempre più contro un’imprenditoria ormai alle corde e alla quale si preparano a chiedere ulteriori sacrifici. L’unica attività economica che ancora può assicurare qualche prospettiva di tenuta, il turismo, è sotto attacco da parte di una politica ignorante della questione e, a parer nostro, in evidente malafede. Come definire altrimenti la vergognosa gabella medioevale oggi chiamata “tassa di soggiorno”?”. E’ sul piede di guerra l’associazione Assoturismo e il suo presidente, Claudio Albonetti, dichiara il disappunto della categoria. “Non basta che le nostre imprese turistiche debbano fare i conti con una tassazione opprimente, con le aliquote Iva più alte in Europa, con un costo contributivo del lavoro non sopportabile, con costi di gestione (vedi utenze) di gran lunga più alte dei nostri competitor, con una crisi che spaventa, con un accesso al credito praticamente impossibile, con un sistema infrastrutturale da terzo mondo… e ce ne sarebbero ancora; no, tutto questo non basta, adesso anche la “tassa di soggiorno”, mettetela come volete, questa è una tassa in più che grava sul turismo”.
Si scaglia, Albonetti, contro l’addurre tale imposizione ai bilanci in difficoltà di Roma e Venezia, sostenendo che non è colpa dei turisti o delle imprese turistiche se la politica ha mal gestito le città, massacrando i bilanci comunali… “Cosa sarebbero stati questi bilanci senza l’apporto che per anni il turismo ha fornito a queste città? E cosa sarebbero queste città se in futuro non avessero più le entrate imputabili al turismo? Ma per i turisti che arrivano in queste città, gli operatori commerciali e turistici non pagano già fior di tasse per le merci vendute, per i pasti serviti o per l’ospitalità fornita? Il turismo poi è generoso con tutta la comunità cittadina, dagli operatori commerciali agli operatori turistici, dagli autotrasportatori ai fornitori di servizi accessori, dall’agroalimentare all’artigianato, senza parlare che in una città turistica quasi ogni famiglia ha un componente che lavora nel mondo del turismo. E allora perché punire questo settore imponendo un biglietto di ingresso a chi viene a spendere i propri soldi da noi?
La cosa giusta da fare è quella di cercare di attirare più turisti, non quella di scoraggiarli o meglio disgustarli, con odiosi balzelli!”.
La ricetta di Assoturismo?
“Prima di tutto, prima di chiedere ancora un solo euro agli italiani, i signori della politica mettano mano, con decisione, a un serio ed etico piano di risparmio della spesa pubblica. Prima di chiedere un solo euro agli italiani, si dimezzi il numero dei parlamentari, 500 sono più che sufficienti! Si dimezzi il numero esorbitante delle auto blu. Si riduca sensibilmente il numero delle Province, cosa che andava fatta allorché furono istituite le Regioni. Si accorpino i piccoli Comuni i cui municipi distano pochi chilometri l’uno dall’altro, se un provvedimento di razionalizzazione simile è stato fatto con gli ospedali, perché non lo si può fare anche con i Comuni? Venga risolta la questione delle oltre 400 grandi opere pubbliche tutt’ora incompiute. Ci sono responsabili? E allora che paghino. Vengano aboliti tutti gli enti inutili. Prima di chiedere un solo euro di tasse in più ai soliti noti, si risolva l’odiosa questione delle 470.300 imprese sommerse e completamente abusive (stima Unioncamere ottobre 2008). Si porti a giusta dimensione fiscale le 376.093 società di capitale che presentano un reddito nullo o negativo (pubblicazione Unioncamere ottobre 2008) e che operano una concorrenza sleale nei confronti delle imprese regolari. Se poi veniamo più propriamente in campo turistico, allora prima di parlare di tassa di soggiorno o di tasse di scopo, qualcuno dei politici, usi a frequentare i talk-show, faccia un conto di quanto costa all’erario l’esercito di assessorati regionali, provinciali, comunali, aptr, apt, iat, sistemi turistici locali, comunità montane, le varie pro-loco, le aziende di soggiorno.
Un’accozzaglia di strutture, oltre 13.000 unità, con altrettanti sedi, centinaia di migliaia di addetti, milioni di opuscoli e materiale vario prodotti, operanti in maniera assolutamente scoordinata tra loro, senza programmazione, evidenziando la disorganizzazione pubblica del turismo che non ha eguali al mondo. Quanto costa tutto questo, ma soprattutto quanto rende, o meglio, quanto non rende? E’ possibile che al cospetto di quasi una struttura promozionale pubblica ogni due alberghi, il nostro turismo perda colpi e indietreggi nella classifica mondiale? Anche questo è colpa da addebitare alle imprese? Eliminando le Province e riducendo i Comuni, si libererebbe un consistente numero di addetti che, impiegati nelle caserme delle forze di polizia per l’espletamento delle pratiche amministrative, potrebbero liberare i militari oggi dietro le scrivanie per un’azione efficace di contrasto nei confronti di una grande criminalità organizzata che fagocita quasi 10 punti di PIL. Se una politica seria mettesse mano a questo riordino, l’improvvida richiesta della tassa di soggiorno sarebbe ancora necessaria? Oppure avremmo tutte le risorse necessarie per assistere le imprese in difficoltà, le famiglie, i lavoratori, i pensionati, ecc.?”

Tourist tax, Assoturismo say not”
It is ready for action the Assoturismo association and its president, Claudius Albonetti, that defines it a "Shameful middle age tax" the tourist tax. According to Assoturismo, the State would have to make a serious and ethical saving plan of the public expense halving the parliamentarians, reducing the number of the blue cars and the Province, unifying the little municipalities whose town halls are contiguous and resolving the problem of the 470,300 illegal enterprises (by Unioncamere October 2008). Moreover the 376,093 societies would have to be carried at right fiscal dimension, they show zero yield or negative and that do an illegal competition towards the other enterprises.
"If – Albonetti declares – before talking about the tourist field, some political could calculate the cost for treasury about the f regional, provincial, communal councillorships, local tourist systems, mountain communities, pro loco and tourist companies". A jumble of structures, beyond 13.000 units, with many centres, hundred of thousands of workers, million pamphlets produced, wrong organised, without planning, underlining the public disorganization of the tourism that does not have equal the world.
Erasing the provinces and reducing the Municipalities, a remarkable number of workers would get out of it they, employed in the police station forces for the accomplishment of administrative functions, they could get out the soldiers that work in the offices for an efficient action to contrast the organized crime that produces nearly 10 points of GDP. If a serious politic will make this reorder, the improvise request of the tourist tax would be still necessary?”.

www.assoturismo.it

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