Fra la Puglia e la Basilicata scoppia la guerra dell’acqua

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Il consiglio regionale lucano boccia gli investimenti pugliesi: 330 milioni di fondi Fas per migliorare la rete idrica. Battaglia anche sui debiti fra le due giunte di centrosinistra guidate da Iorio e Vendola.
E' stata da tutti ribattezzata "la guerra dell'acqua". Tra Basilicata e Puglia s'interrompe l'idillio dopo la decisione del Consiglio regionale lucano che ha "bocciato" i progetti della Puglia di realizzazione di opere idriche su suolo della Basilicata per migliorare l'adduzione di acqua. La Puglia è intimamente legata alla Basilicata perché dai suoi invasi (il Pertusillo sul fiume Agri e Montecotugno sul fiume Sinni) trae la maggior parte della risorse idrica che viene poi impiegata per uso potabile, irriguo e industriale. La regione del tacco dello Stivale versa perciò fior di milioni per compensare l'impatto ambientale ed il costo industriale della potabilizzazione che la Lucania sopporta per la presenza degli invasi sul proprio territorio. Tutto filava liscio fino allo sblocco dei fondi Fas (aree sottoutilizzate) con la delibera del Cipe di agosto.

Nei 3,3 miliardi di euro destinati alla Puglia ci sono 330 milioni per opere idriche per migliorare l'approvvigionamento. Due di queste opere ricadono in territorio lucano: si tratta del raddoppio dello schema potabile del Sinni (180 mln) con una condotta adduttrice parallela a quella esistente del diametro di 2200 mm e del riefficientamento della traversa Sauro (20 mln). Realizzazioni che sono sulla carta da almeno un ventennio in quanto effettivamente gli schemi idrici lucani possono ulteriormente essere potenziati. E a questo pensava la Puglia quando ha deciso di finanziare i due interventi. Ma questa aspettativa viene bollata ora come "una fuga in avanti" perché
tali scelte andavano perlomeno concordate con la regione che sulla sua terra deve tenerle.

A guidare questa "rivolta" è stato il Pdl lucano. "Non può decidere Vendola", è stato il concetto-chiave della sua battaglia politica. E sostanzialmente è stato recepito dal Consiglio regionale che, pur a maggioranza di centrosinistra, ha stabilito con la votazione unanime di un ordine del giorno che quelle opere non si devono fare.

Di più. Per il Consiglio lucano occorre "sostenere in ogni sede e modo" che "ogni pretesa di implementazione dei flussi, anche mediante la realizzazione di nuovi vettori per il trasferimento della risorsa idrica lucana, prefigurata dal progetto del raddoppio della canna del Sinni, non può essere condivisa sia per conclamate e accertate ragioni di sostenibilità tecnica e ambientale, sia per il persistere di un quadro tuttora transitivo che va tuttavia definito dentro un'aggiornata formulazione dell'Accordo di Programma".

E sebbene si faccia a gara, soprattutto nel centrosinistra, a gettare acqua (è il caso di dirlo) sul fuoco per non parlare di "guerra" tra le regioni, è vistoso il contrasto tra le posizioni delle due regioni. Vito De Filippo, governatore lucano, giustifica il "no" alle opere necessarie alla Puglia. E' vero, infatti, come sostiene la Puglia, che l'ipotesi di raddoppio nasce già con la realizzazione dell'invaso di Montecotugno. Ma il problema – hanno sottolineato gli ingegneri idraulici lucani – è che non c'è l'acqua per giustificare un maggiore convogliamento verso la vicina regione. "Le risorse idriche che giungono all'invaso di Monte Cotugno – è spiegato nelle relazioni tecniche in base a cui De Filippo si è espresso – sono molto inferiori a quelle previste in progetto".

Un motivo è che l'invaso di Masseria Nicodemo (Cogliandrino) intercetta le acque della porzione più alta del bacino del Sinni e la maggior parte delle sorgenti. Le acque così accumulate vengono sfruttate per scopi idroelettrici dall'Enel e scaricate nel fiume Noce. Non giungono, pertanto, alla diga. Altro motivo: la traversa sul Sauro è pesantemente danneggiata e non è più in condizioni di derivare acqua da trasferire alla diga di Monte Cotugno.

Infine, la galleria del Sarmento non è completata (una lacuna infrastrutturale che dura da 30 anni) e quindi ovviamente non è in esercizio. A conti fatti, dunque, quelle opere non si possono realizzare se non inserite in un potenziamento complessivo degli schemi idrici. Altrimenti, la Basilicata darebbe più acqua alla Puglia – che pure la paga – ma ne avrebbe molta di meno per sè.

"Non è una guerra, bisogna agire con il dialogo", dice Vincenzo Viti, esponente del Pd lucano. C'è infatti uno sforzo per mantenere i buoni rapporti con la Puglia, legata anche da un comune colore politico. Ma sono sforzi che non possono nascondere il risentimento dell'altro versante regionale, espresso chiaramente dall'assessore alle opere pubbliche, Fabiano Amati, il quale non ha solo polemizzato con i parlamentari lucani Cosimo Latronico e Vincenzo Taddei ma ha confessato "stupore" per la decisione del Consiglio lucano. Le opere del Fas pugliese – è stato il suo ragionamento – non servono a portare più acqua alla Puglia ma a garantire una soluzione alternativa del flusso idrico verso entrambe le regioni.

La rinomata solidarietà tra le due regioni si sta quindi trasformando in un rapporto teso, nonostante le rassicurazioni. Tanto che dal versante lucano vengono tirati in ballo anche i debiti della Puglia. E stavolta è "guerra" (questa sì) di cifre: i lucani chiedono 46 milioni, la Puglia si ritiene debitrice di circa 10 milioni. E' possibile quindi che in questa vicenda sia chiamato ad intervenire il ministro per l'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che è l'autorità che coordina il Distretto idrografico meridionale. L'Assise lucana ha infatti chiesto "un tavolo nazionale".

Politicamente i rapporti tra i due governatori restano ottimi, non a caso sia De Filippo che Vendola insieme a Raffaele Lombardo stanno conducendo una battaglia con il Governo per togliere i paletti del Patto di stabilità dalla spesa dei fondi europei. Tuttavia si profila una stagione diversa nei rapporti tra le due regioni. Potrebbe infatti essere superato l'Accordo di programma che regola sin dal 1999 le loro relazioni e quelle con il Ministero delle infrastrutture "arbitro".

La Puglia attinge agli invasi della Basilicata e sopporta il costo "ambientale" che viene versato a titolo di compensazione per la presenza degli invasi su suolo lucano. Già in passato (circa 8 anni fa) non erano mancate scintille per la quantificazione di tale costo. Poi, una volta concordato, è scoppiato l'idillio. Adesso è di nuovo a rischio. E non solo per le nuove opere idriche ma anche per le tariffe. Ci sono posizioni diverse. La tariffa dell'acqua attualmente è una sola, moltiplicata per i volumi idrici complessivi. La Puglia vuole cambiarla, differenziandola a seconda dell'uso. Vale a dire che quella destinata alle industrie deve essere più cara di quella potabile. Il presidente lucano, invece, è perplesso su questa ipotesi. Per la Basilicata la tariffa può restare unica.

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