Il commercio parla mandarino boom delle imprese cinesi

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Settecento le attività censite sul territorio, parrucchiere e bar l’ultima frontiera del business. E via San Felice diventa il nuovo epicentro dei negozianti asiatici. Sono più di 700, quasi trecento in più rispetto a sei anni fa. E ora conquistano strade e botteghe in via San Felice e in altre strade della città storica, anche al di fuori delle zone tradizionalmente più popolate come la Bolognina. Gli imprenditori cinesi fanno capolino nel centro e aprono bar, ristoranti, parrucchieri, lavanderie. Perfino un centro commerciale appena inaugurato all'incrocio tra via Riva Reno e via San Felice.
Il market di Aumai,  è l'ultimo arrivo e il segno di una nuova tendenza. Una specie di incrocio tra un bazar e un supermercato su due piani destinato a dare filo da torcere ai negozi della zona, perché oltre alla solita oggettistica offre a prezzi super scontati anche prodotti di marca per la casa.

Un'evoluzione della presenza cinese nel commercio. Gli imprenditori nati tra Pechino e Shangai attivi a giugno in tutta la provincia erano 706, oltre la metà dei quali (più di 400) nel comune di Bologna, seconda comunità per numero dopo la marocchina con quasi il 15 per cento dei titolari extracomunitari e in crescita di ben il 6% rispetto a sei mesi fa (contro una crescita media degli imprenditori stranieri del 3%).

Erano 666 a fine 2010 e questo significa che in appena sei mesi sono spuntati 40 nuovi negozi, uno ogni 4 o 5 giorni. Ed erano appena 485 nel 2005. Fortemente specializzati nella confezione di capi d'abbigliamento e nel commercio, e in misura minore nella ristorazione, sono partiti dalle botteghe di vestiti di via Ferrarese per sbarcare con punti vendita attorno a Piazza VIII Agosto e via Capo di Lucca, poi sono arrivati i negozi di oggettistica sparsi un po' ovunque in città e infine i bar, che complice la crisi, cambiano di mano sempre più frequentemente, specie tra quelli di più vecchia data, e in maniera vistosa. Come in via San Felice, dove poco distante dallo storico ristorante cinese Drago d'Oro ha cambiato gestione il Bar Sander's e dove sono spuntati recentemente anche un parrucchiere (vero nuovo business cinese presente anche negli altri quartieri, da via Vittorio Veneto a via Tibaldi, sempre a prezzi stracciati) e una lavanderia.

Un fenomeno che non sfugge ai commercianti locali ma che spesso rimane ai margini della comunità. "Sono entrati con maggiore determinazione anche nel centro città, specie negli ultimi mesi, una presenza sempre più diffusa che registriamo e che facciamo fatica a misurare conferma Giancarlo Tonelli di Ascom rispetto ad altre nazionalità infatti i cinesi tendono a restare un mondo a parte. Ma questo non deve far pensare a imprenditori improvvisati, perché si tratta sempre di persone che possono contare su capitali". Invita a non guardare ai colleghi con diffidenza Andrea Liu, presidente dell'associazione cinese di Bologna, in città da trent'anni e gestore di un ristorante in via Salvini. "È un fenomeno naturale rassicura molti di noi hanno lavorato per italiani imparando il mestiere e decidono di aprire un'attività in proprio, specie adesso che la crisi fa chiudere i negozi. I cinesi subentrano perché hanno bisogno di lavorare e di mantenere la famiglia, come tutti".

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