L’eredità del semestre italiano di presidenza Ue

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Qual è l\’eredità del semestre di presidenza italiana dell\’Unione europea, conclusosi lo scorso 31 dicembre? E qual è oggi il ruolo dell\’Italia in un\’Unione europea alle prese con la crisi greca, gli attentati in Francia, le gravi tensioni internazionali, le questioni legate all’immigrazione clandesti- na e una ripresa della crescita ancora troppo debole? Abbiamo forse ripo- sto aspettative troppo alte e poca concentrazione sugli obiettivi realmente raggiungibili e costantemente messi da parte per far spazio alle discussioni su moneta unica e recessione? Sono queste le domande cui cerchiamo di dare risposta in questa edizione di Adriaeco. Da sempre siamo convinti che la ricostruzione di un sentimento realmente europeo e solidale, la rinascita di un vero sogno europeo e di una corretta politica debbano porre, come primo interesse, la tutela e la difesa dei diritti dell’uomo.
La crescita rimane, ancora oggi, la parola d’ordine: cambiamento, svilup- po e progresso, le linee direttive su cui realizzare la nuova Europa. Sì ma come? Un dato salto subito all’occhio: l'accantonamento della linea guida imper- niata solo ed esclusivamente sull’austerità. La priorità era questa e, fortuna- tamente, è stata condivisa dai partner.
La cosa potrebbe sembrar ovvia, ma chi l’avrebbe data per scontata qual- che mese fa? Anche in Italia ha caratterizzato una fase politica delicata. Discorso a parte merita il Piano Juncker. Forse non totalmente esaustivo, ma che in tutti i casi rimane un punto di partenza. 21 miliardi di euro in risorse effettivamente disponibili, 315 per effetto moltiplicatore della leva finanzia- ria, hanno l’obiettivo di stimolare la crescita e l'occupazione nell'Unione Europea martoriata dalla crisi. E’ notizia di questi giorni che il nostro Paese investirà nel Piano 8 miliardi tramite la Cassa Deposti e Prestiti. Le iniziative saranno articolate nei settori previsti dal Piano e in particolare per favorire il credito alle PMI, la Digital economy, il sistema delle infrastrutture di traspor- to e dell'energia. Si tratta di progetti che generano investimenti program- mati per oltre 20 miliardi di euro e che, oltre al contributo finanziario di Cassa Depositi e Prestiti, dovranno beneficiare quindi anche dell'intervento di privati e del cofinanziamento della Banca Europea degli Investimenti (Bei), oltre alle garanzie offerte dalla stessa Bei garantiti dal Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (Feis).
Non è la panacea di tutti i mali, ma forse un nuovo inizio e che la pagina si possa voltare definitivamente una volta per tutte.
Gabriele Costantini

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