Rei Nummariae Scriptores: un nuovo volume e un board scientifico di rilievo istituzionale e di dimensione internazionale

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In queste settimane le banche centrali europee e la stessa BCE stanno mettendo a punto una strategia comune per provare a governare il dilagante fenomeno della moneta generata dalle blockchains. Secondo dati del FMI nel 2015 si contavano 500 diverse monete digitali, al principio del 2018 la loro capitalizzazione era pari a 150 miliardi di dollari, ma, a metà del 2019, il numero delle cosiddette criptovalute si era più che quadruplicato: 2281 con una capitalizzazione pari a 326,8 miliardi di dollari, ovvero qualche decimale in più del 0,5% del PIL mondiale del 2017. Negli stessi anni le istituzioni monetarie centrali hanno varato massicce politiche non convenzionali agendo su leve come il Quantitative Easing e l’assorbimento di debiti pubblici nazionali, oggi sottoposte a nuove sfide dovute all’emergenza del COVID-19, prima tra tutte la ben nota “trappola della liquidità”. In questi anni, inoltre, economisti di peso ritengono ormai indispensabile eleggere un parlamento budgetario europeo per poter giungere finalmente ad una politica fiscale e bancaria comune. Il punto di sintesi di queste azioni, apparentemente così frastagliate e sicuramente complesse, trova la sua concretezza in un’istituzione antica e indispensabile: la moneta. Tuttavia, se volessimo identificare il vero nucleo teorico di queste problematiche e, insieme, l’orizzonte di azione per provare a risolverle, esso si concentrerebbe in una unica domanda chiave: a chi appartiene la moneta?

Si tratta di un quesito imprescindibile che occorre riconsiderare a fondo se si voglia dare un vero statuto ad un oggetto comune, usato ma troppo spesso non pensato dai suoi fruitori. Per farlo, per dare profondità di analisi e consapevolezza istituzionale a questa domanda è indispensabile conoscere la storia di coloro che da molti secoli si sono interrogati sul senso e sul valore della moneta che ognuno di noi scambia ogni giorno, fiduciariamente.

Il testo di Nicolas Oresme, scritto poco meno di sette secoli fa, costituisce in questa direzione un caposaldo imprescindibile. Si tratta del primo trattato organico sulla moneta nel quale non si guarda ad essa come ad un oggetto metallico, ad una merce tra le merci, ma si affrontano le domande chiave che lo riguardano: a chi appartiene questa istituzione? Chi può decidere il suo valore ed, eventualmente, modificarlo? Quali poteri e quali rapporti hanno l’autorità che la conia e la comunità che la utilizza? La lucidità con la quale il consigliere politico di Carlo V, re di Francia, riattualizza questi temi centrali dentro lo stesso XXI secolo rende ragione dell’impresa traduttiva e di contestualizzazione ora disponibile online e su carta. Si tratta di un’impresa frutto dell’impegno convergente della casa editrice dell’ateneo triestino (EUT), dell’idea portante della collana Rei nummariae scriptores e del lavoro di due studiosi: Tommaso Brollo, dottorando in Economia politica a Siena dopo la laurea specialistica in Economia e discipline sociali alla Bocconi, e Paolo Evangelisti, laureato a Trieste nel 1993, medievista da sempre impegnato nell’analisi dei linguaggi politici ed economici, già autore del testo inaugurale della collana.

Terzo volume di una serie che ha come obiettivo prioritario quello di rendere disponibili in italiano testi medievali e della prima età moderna dedicati alla moneta scritti in latino ed in antichi volgari, quello di Oresme costituisce un’opera imprescindibile per comprendere le radici e lo spessore di una riflessione che continua a essere al centro della vita economica, delle relazioni sociali e politiche dell’Europa e del mondo contemporaneo. Spesso, leggendo la pubblicistica e l’informazione giornalistica, si ha l’impressione che i problemi economici e quelli monetari scaturiscano nello spazio compresso ed appiattito di ore e di giorni, mentre occorre avere cognizione di una profondità storica dei fenomeni, delle crisi e delle soluzioni possibili non fermandosi all’istantanea offerta da un dato o da un guizzo dei mercati: a questa indispensabile profondità fu dedicata proprio la lectio magistralis inaugurale di questo anno accademico. Si tratta di una consapevolezza che ha ormai guadagnato terreno anche tra gli economisti puri, tra chi, sino a ieri, era impegnato solo nella modellistica micro e macroeconomica.

Nel panorama culturale accademico regionale e nazionale l’importanza di questo volume si segnala anche per un secondo e non meno rilevante profilo: la crescita di spessore e di prestigio del comitato scientifico della collana che ospita la traduzione del De moneta oresmiano. Il board, cresciuto nella sua dimensione numerica e nella sua estensione internazionale coinvolgendo decine di prestigiose università straniere, conta ora su esperti in molteplici aree della ricerca e della didattica: si va dalla storia monetaria a quella economica, dalla patristica alla storia della fiscalità comparata, dalla storia del diritto a quella del pensiero economico. Tra le sedi accademiche si segnalano Parigi, con la Sorbonne, l’università di Lovanio, le università e i centri di ricerca iberici di Lisbona, Malaga e Barcellona, l’istituto di ricerca universitario irlandese di Galway diretto dall’editore scientifico dei testi monetari di John Locke, la nuova presenza, non meno importante, di un istituto culturale e di un’università tedeschi.

Ma è con particolare soddisfazione che la direzione della collana sottolinea l’ingresso di numerose personalità che si occupano delle questioni monetarie e finanziarie attive in istituzioni di primo piano della governance europea. Si segnala in particolare la collaborazione degli specialisti della Banca d’Italia e l’importante presenza del Segretario Generale dell’ABI: Giovanni Sabatini. Egli ha accettato di partecipare con entusiasmo a questa iniziativa scientifica e culturale conferendole un nuovo e particolare prestigio che deriva anche dai numerosi incarichi ricoperti a livello europeo. Tra di essi va ricordato quello di Presidente del Comitato Esecutivo della Federazione Bancaria Europea assunto dal gennaio 2016.

L’Università di Trieste segna così un avanzamento sostanziale nella costruzione di un network culturale di rango e di prestigio europei. Grazie a Rei Nummariae Scriptores esso è stato realizzato e accresciuto in un ambito disciplinare che rivela notevoli potenzialità ed interconnessioni capaci di mettere a comun denominatore conoscenze umanistiche, saperi economici e giuridici proiettati nell’analisi non congiunturale del presente, saperi dunque disponibili per la governance di questioni strategiche che toccano tutte le comunità pluristratificate nelle quali viviamo.

Dopo la pubblicazione del De moneta di Oresme uscito a settembre 2020, il programma editoriale proseguirà con la traduzione del testo monetario di un autore fondamentale della Seconda Scolastica iberica: Martín de Azpilcueta, l’uscita del volume è prevista entro la fine dell’anno.

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