Pesca. Via libera alla pesca del ‘Granchio blu’, specie alloctona dannosa che si ciba di vongole e novellame

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Dopo le sollecitazioni della Regione arriva l’autorizzazione del ministero al prelievo del crostaceo per l’autodifesa nella Sacca di Goro e negli allevamenti di acquacoltura di Comacchio. Mammi: “Siamo soddisfatti, ora si disegni un quadro chiaro che consenta l’autoconsumo e lo sfruttamento commerciale”

Coordinamento coi Comuni di Goro e Comacchio per la stesura delle necessarie ordinanze che permettono il prelievo in autotutela nelle concessioni demaniali

Bologna – Il ‘granchio blu’ può essere pescato. Così da possibili cause di instabilità dell’ecosistema delle marinerie di Goro e Comacchio, a potenziale opportunità per i pescatori e gli acquacoltori dell’Adriatico.

Dopo le sollecitazioni delle scorse settimane della Regione Emilia-Romagna, è arrivata, infatti, l’autorizzazione del Ministero dell’Agricoltura e sovranità alimentare alla pesca del granchio blu all’interno degli impianti di acquacoltura e molluschicoltura attraverso l’utilizzo di “nasse/cestelli e reti da posta” sulle imbarcazioni usate per l’acquacoltura (iscritte alla V categoria).
In sintesi, chi ha autorizzazioni alla pesca con imbarcazioni iscritte alla IV e alla V categoria può procedere alla pesca con gli attrezzi: per quelle solo alla V categoria può utilizzare gli attrezzi dopo comunicazione all’Ufficio marittimo.

La Regione si è coordinata con i Comuni di Goro e Comacchio per la stesura delle necessarie ordinanze che permettono il prelievo in autotutela del ‘granchio blu’ nelle concessioni che insistono su entrambi i territori.

“Questa autorizzazione rappresenta un provvedimento importante che consente il prelievo del granchio blu nella Sacca di Goro e negli allevamenti di acquacoltura di Comacchio, – ha detto soddisfatto l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Alessio Mammi-. È stato davvero necessario intervenire tempestivamente così da avviare il contenimento dei danni del crostaceo. Ora servono altri interventi per cercare di capire come arginare il fenomeno in modo strutturale: ci attendiamo un incontro con il Ministero per arrivare alla convocazione di un tavolo tecnico con le associazioni che rappresentano la pesca. Questo per definire il quadro di riferimento chiaro -conclude Mammi- nel quale individuare queste azioni di difesa e prelievo, secondo un modello analogo a quello dell’autodifesa permessa agli agricoltori sulle loro proprietà di conduzione: un sistema che preveda l’autodifesa dalle specie dannose e ne consenta l’autoconsumo e lo sfruttamento commerciale”.

Il ‘granchio blu’
Il granchio reale blu (Callinectes sapidus) è un crostaceo decapode della famiglia dei Portunidi.
Il crostaceo in questione è una specie alloctona senza alcun antagonista naturale, predatore formidabile tanto da rappresentare una seria minaccia perché si nutre di qualunque preda che popoli l’Adriatico (dalle vongole al novellame agli altri pesci e crostacei), come ben sanno gli acquacoltori del Delta.
Giunto probabilmente negli anni ’80 nelle lagune adriatiche che corrono tra la Serenissima e il delta del Po attraverso le acque di zavorra di navi provenienti dall’Atlantico, in questi ultimi tempi la specie è molto popolosa e aggressiva.

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