Disoccupazione giovanile, a Modena si sfiora il 27%

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La media regionale è del 22%. E\’ il dato che emerge da un convegno che si è svolto in Provincia.
A Modena, la disoccupazione giovanile è più alta della media regionale: 27% contro il 22%. E’ il dato che emerge dal convegno sul lavoro che si è svolto stamattina nella sede della Provincia di Modena, a cui ha partecipato anche l’assessore regionale alla Scuola, Patrizio Bianchi, che ha ricordato come l’Emilia-Romagna abbia investito 20 milioni di euro per la qualificazione delle competenze dei giovani all’interno del patto per lo sviluppo, e altri 20 per l’apprendistato. Gli obiettivi della Provincia di Modena, invece, come ha precisato l’assessore al Lavoro, Francesco Ori, sono: potenziare gli strumenti di orientamento scolastico e professionale e le azioni contro la dispersione scolastica, garantire in modo continuativo l’alternanza scuola lavoro, consolidare le competenze tecniche attraverso la formazione post diploma e proseguire l’investimento sulla valorizzazione della scelta verso gli istituti tecnici e professionali, accompagnare i giovani nella creazione d’impresa.

Le linee di intervento sono state elaborate sulla base del contesto evidenziato dall’incrocio di dati sulle scelte di istruzione e formazione dei giovani modenesi e sui livelli di occupazione che mostrano come il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile della provincia di Modena sia più alto della media regionale (il 27% contro il 22 regionale nella fascia 15-24 anni) e come la crisi del manifatturiero abbia colpito soprattutto chi aveva un contratto a tempo determinato e professionalità non strategica. “Possiamo interpretare i dati del report- afferma Elena Malaguti, assessore provinciale all’Istruzione e Politiche giovanili- attraverso tre parole chiave: la prima è ‘scoraggiamento’, perchè sono molti i giovani che hanno rinunciato a cercare lavoro e non sono inseriti in un percorso scolastico o formativo”.

La seconda parola chiave, spiega, “è ‘diploma’ come condizione necessaria per l’accesso dignitoso al mondo del lavoro. La terza è ‘lavoro atipico’ che, come sappiamo, penalizza particolarmente i giovani, accompagnandosi a una formazione medio alta e a retribuzioni basse”. Elementi, ha concluso l’assessore, “che ci dicono che la questione giovani deve essere affrontata in modo sistemico sui fronti lavoro, scuola e inclusione sociale”.

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