«Crollo del settore idroelettrico, ora l’energia è a rischio»

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La siccità ha fatto calare la produzione del 28%. «Possibili problemi per l’intera filiera nazionale»
Meno 28% di energia elettrica prodotta, invasi sotto del 30% e a rischio c’è l’intera filiera di produzione di energia elettrica in Italia. Dalla montagna alla pianura, dilaga la preoccupazione per la grave carenza di risorse idriche nei laghi e fiumi del bellunese. Dopo mesi di silenziose preoccupazioni, i timori emergono ora anche dalla società di produzione elettrica numero uno in Italia, l’Enel, che ammette un calo di produzione del 28% dovuto alla siccità bellunese e introduce la questione – per ora soltanto in ottica futura – «di sostituire l’energia idroelettrica con quella prodotta da fonti tradizionali, per poter far fronte con altre fonti alla fornitura di energia elettrica durante i mesi più caldi dell’anno». Un cambiamento che apre nuovi importanti scenari ma sul quale, per ora, la compagnia non vuole sbilanciarsi ulteriormente, limitandosi a rendere noto soltanto l’attuale stato dei fatti.

Numeri alla mano, dal mese di ottobre emerge così che la mancanza di precipitazioni ha portato a un calo di oltre il 30% rispetto alla media storica, che se aggiunte a un manto nevoso praticamente inesistente e alle portate di fiumi e laghi ridotte al lumicino, determinano l’inesorabile deficit della rete idrografica bellunese. «La situazione rischia ora di diventare critica già tra poche settimane – mette le mani avanti la società – quando secondo le prescrizioni contenute negli atti di concessione delle centrali, Enel dovrà rilasciare acqua nei tempi e nelle quantità richieste dai Consorzi irrigui». Proprio da qui nasce così il monito lanciato a tutti gli enti coinvolti nella gestione delle acque del Piave: «Serve un piano condiviso da tutti gli operatori – annuncia la società – da parte nostra siamo già intervenuti sulla regolazione dei bacini tanto che la produzione di energia elettrica delle centrali alimentate dall’acqua del bacino del Piave è oggi inferiore a poco meno della metà di quella prodotta mediamente negli scorsi anni: i serbatoi di Enel Produzione presenti sull’asta del Piave ad oggi accumulano solamente 46 milioni di metri cubi». Intanto in tutto il bellunese l’emergenza idrica permane e diventa sempre più preoccupante. «Le piogge previste fino a domani non serviranno purtroppo a migliorare neppure minimamente l’attuale stato di bisogno degli acquedotti – annuncia Bim-Gsp, la società responsabile della fornitura idrica nel bellunese -: neppure i classici temporali e acquazzoni primaverili attesi nei prossimi mesi, del resto, potranno darci più di quale limitato beneficio ». Le situazione più preoccupanti rimangono quelle dell’agordino, dove i vigili del fuoco ormai da due settimane riforniscono d’acqua alcuni abitati con le autobotti, ma anche in Cadore, Val Boite e in alcune zone di Valbelluna e dello stesso capoluogo, dove il rischio di restare con i rubinetti a secco aumenta ogni giorno che passa.

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