Il nucleo industriale a rischio esondazione e le aziende fatte scappare

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Il gruppo Spee e il centro di controllo Panopticon ,che operano nel settore in forte crescita della videosorveglianza tornano a minacciare di lasciare L’Aquila.e di chiudere i battenti di una delle aziende più innovative del comparto industriale cittadino.
Il motivo è sempre lo stesso, il niet questa volta della Regione all’ampliamento dello stabilimento nel nucleo industriale di Pile, in un’area però a rischio esondazione. Il no è arrivato come una doccia fredda pochi giorni fa dopo il parere favorevole espresso invece dal Comune.

Un no che ha del paradossale, visto che a rigor di logica e geografia ad essere a questo punto a rischio esondazione dovrebbe essere buona parte del nucleo industriale, e ad essere chiusi dovrrebbero essere molti altri stabilimenti e strutture pienamente operanti.

Si scopre insomma che L’Aquila deve risalire la china del disastro sismico con il suo più importante nucleo costruito incredibilmente in un’area a rischio esondazione, ed è lì che gli imprenditori sono costretti ad agire, senza che la Regione, faccia nulla per risolvere il paradosso.

La rabbia del presidente del gruppo Spee, Luciano Ardingo: in un intervista al quotidiano il Centro: ‘’ll nucleo di Pile rischia di diventare il museo archeologico dell’industria.

L’Aquila è in ginocchio, l’Abruzzo è quasi fermo, mentre la politica resta a guardare Risultato: la Spee, che ha già spostato su Milano un sostanzioso investimento, potrebbe lasciare definitivamente la città.

La messa in sicurezza dell’area industriale è responsabilità istituzionale, non può essere fatta ricadere sull’imprenditore. Il territorio dimostra non solo di non essere in grado di attrarre imprese, ma neppure di saper trattenere le poche aziende che vi operano e che sono in grado di creare sviluppo e occupazione’’

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