Ricostruire L’Aquila, più credito, meno tasse e burocrazia

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«Le cifre dello studio confermano quanto andiamo dicendo da tre anni a questa parte: ovvero che l’artigianato, per un decennio motore dello sviluppo abruzzese, con tassi di crescita più alti rispetto a quelli nazionali, ha esaurito la sua “spinta propulsiva”. Addirittura, senza l’artigianato, il saldo generale tra iscrizioni e cancellazioni risulterebbe positivo: il problema, insomma, si annida proprio qui». Lo afferma il direttore della Cna regionale, Graziano Di Costanzo, secondo cui «colpisce il fatto che, nell’ultimo triennio, i dati negativi della nostra regione siano largamente peggiori della media nazionale. Desta impressione, in particolare, la caduta verticale del comparto delle costruzioni, che da solo rappresenta il 60% del totale del saldo negativo. Uno scandalo, alla luce del fatto che perfino il territorio aquilano, ovvero l’area interessata dalla presenza del più grande cantiere edile d’Europa, per la ricostruzione post-sisma, veda una imponente flessione delle imprese di costruzioni. Insomma, occorre davvero cambiare passo nella ricostruzione della città e dell’intero cratere sismico». A detta di Di Costanzo, poi, «serve una decisa accelerazione nella capacità di erogare i fondi pubblici destinati alle imprese da parte della Regione, riformando drasticamente la macchina burocratica, e premiando merito e competenze. Un modo, questo, che permetterebbe di alleggerire la pesante stretta creditizia operata dal sistema bancario negli ultimi anni». Infine, per Di Costanzo «resta intatta la necessità di abbattere la pressione fiscale, partendo dalle addizionali regionali su Irpef e Irap, per finire alle aliquote applicate, dai Comuni, sull’Imu per le attività produttive».

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