Scoperto un “ghiacciaio nascosto” in Carnia

382

Sono stati pubblicati su Geomorphology, rivista scientifica internazionale edita da Elsevier, i risultati della ricerca che ha portato alla scoperta di uningente deposito di ghiaccio sepolto non lontano da Sauris.

Nel gruppo di ricerca anche Emanuele Forte e Carlotta Zanettini del Dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università di Trieste, assieme a colleghi dell’Università di Udine, Insubria di Varese e dell’Università di Aberystwyth, in Galles, guidati da Renato R. Colucci del Cnr-Ismar, docente di glaciologia a contratto presso UniTS.

Il team è stato coinvolto in ricerche e analisi durate alcuni anni, e impegnato in analisi e misurazioni sul campo, complesse indagini geoelettriche, geomorfologiche, micrometeorologiche e geofisiche. Grazie all’applicazione di algoritmi di ricostruzione 3D e GIS, la scoperta: un ghiacciaio nascosto nei pressi di Sauris, a quota 1.800 metri sull’altopiano di Casera Razzo, in Carnia.

A partire da una profondità di circa 8 m dalla superficie, infatti, si trova un corpo di ghiaccio misto a detriti. Attualmente ha un volume di circa 1-1.5 milioni di metri cubi ma si è stimato che in massima attività il volume doveva essere compreso tra 2.4 e 3.7 milioni di metri cubi.

Quello che si credeva essere solo un rock glacier (questo il suo nome tecnico) relitto, ossia senza più alcuna presenza di ghiaccio al suo interno, si è quindi rivelato essere un Rock Glacier intatto ossia con ancora ingenti quantità di ghiaccio: un ghiacciaio roccioso ancora preservato sotto detriti e sedimenti nonostante il cambiamento climatico in atto.

La scoperta rivoluziona le indagini effettuate a livello globale e a larga scala su questi apparati perché dimostra come anche morfologie apparentemente non più attive con al di sopra vegetazione e alberi, come nel caso del rock glacier di casera Razzo, possano preservare grandi quantità di ghiaccio e fungere quindi da importanti reservoir di acqua.