Riforme, il premierato ‘inedito’ e l’autonomia ‘divisiva’, Anf chiama esperti

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Di Marco: Bene dibattito e condivisione, avvocatura deve partecipare

Un “inedito nel diritto comparato” come il premierato ‘all’italiana’, una legge “divisiva” e “aggredibile” come l’autonomia differenziata. Sono state proprio le riforme del Governo Meloni al centro dell’incontro ‘Premierato e autonomia differenziata: nuova Italia o diverse Regioni? Prime riflessioni’, organizzato oggi pomeriggio dall’Associazione Nazionale Forense nell’Aula Plinio dell’Università Guglielmo Marconi di Roma. Il segretario generale dell’Anf, Giampaolo Di Marco ha chiamato a raccolta esperti di diritto e protagonisti di maggioranza e opposizione per dibattere e commentare i due provvedimenti: da una parte due professori dell’Unimarconi, Ulrike Haider Quercia, associato di Diritto costituzionale, ed Erik Furno, docente di Diritto regionale, dall’altra i due avvocati e senatori della Repubblica Marco Lisei (Fdi) e Alfredo Bazoli (Pd).

“Il metodo è quello giusto, oggi si è pronunciata più volte la parola condivisione e oggi noi abbiamo provato a fare quello che molti dicono che non è stato fatto in precedenza, ovvero la condivisione. In realtà poi, grazie al supporto dei docenti, abbiamo voluto affrontare nel merito le questioni e provato a far capire che c’è la possibilità di un dibattito sul metodo ma anche sul merito”, ha detto Di Marco al termine del dibattito. E tutto ciò “lo abbiamo fatto da avvocati, perché riteniamo che l’avvocatura anche in questo caso non possa rimanere silente ed esclusa dal dibattito, ha gli strumenti per farlo e ha anche il metodo per farlo in maniera pacata, soprattutto mettendo sul tavolo temi difficilissimi da affrontare che riguardano il futuro dell’intero Paese. Un’avvocatura quindi votata a discutere non solo di giurisdizione, ma ad affrontare i temi del Paese laddove si tocca la legge, in particolare in questo caso la Costituzione”.

In merito alle due riforme oggetto dell’incontro di oggi, ha spiegato Di Marco, “forse converrebbe affrontare questo tema confrontandoci con un passato piuttosto recente, ovverosia quello nel quale molto spesso non c’è stata un’immediata rispondenza tra l’esito delle urne e i soggetti che hanno governato. Molti predicano che ci sia questa necessità, dico anche che però i cittadini vogliono veramente capire se le istituzioni sono democratiche nelle loro corde, perché abbiamo visto che l’astensionismo nel nostro Paese cresce, così come in altri paesi dell’Europa”. Per il segretario dell’Anf “probabilmente sarebbe il caso di affrontare il tema richiamando l’attenzione dei cittadini sulle scelte che riguardano le istituzioni, e in questo caso cercare di far aderire quanto più possibile l’esito delle urne con le istituzioni. Sicuramente su una cosa siamo d’accordo, il presidente della Repubblica rimane un elemento di forte garanzia della Costituzione, della stabilità, ma in generale della credibilità del nostro Paese e immagino che nessuno vorrà in futuro toccare così da vicino questa figura”.

IL PREMIERATO
La Costituzione italiana, ha spiegato Haider Quercia, “è una delle costituzioni più stabili d’Europa, la meno riformata e toccata. I tentativi sono stati tanti, da ultima l’attuale riforma costituzionale che da ieri è stata approvata dopo un confronto durato oltre un anno. Il premierato ‘all’italiana’ in diritto comparato non esiste: solitamente rappresenta l’evoluzione di una forma governo parlamentare ed è una tendenza in Europa, dove il fulcro poteri sta diventando il capo del Governo che però non viene eletto direttamente, rendendo l’elezione diretta una particolarità del sistema italiano”. In alcuni Paesi, ha rilevato la professoressa, “c’è una doppia fiducia elettorale e parlamentare, in altri sistemi come quello britannico il ruolo del primo ministro è rafforzato da poteri importanti. Un premierato italiano con elezione diretta del capo del Governo sarebbe una novità, avrebbe senz’altro una legittimazione maggiore direttamente dal popolo, elemento tipico dei sistemi semi-presidenziali, ma oltre alla legittimazione aumenterebbe anche la presenza dell’elettorato, che è quello che determina in maniera significativa il funzionamento della forma di Governo. Ci sono inoltre spazi larghi anche di maggiore autonomia del presidente della Repubblica, conservando inoltre il principio generale del rapporto di fiducia”.

L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA
Per quanto riguarda l’autonomia differenziata, ha spiegato invece Furno, “si tratta di una riforma certamente divisiva, soprattutto tra le Regioni. Nasce in modo divisivo, con il Veneto che è sempre stato all’avanguardia che addirittura fece un referendum nel 1996, poi ridimensionato dalla Consulta; anche la Lombardia fece lo stesso, mentre altre Regioni come l’Emilia-Romagna optarono per un tentativo più morigerato con delibera regionale”. Secondo il professore, “il punto critico su cui si potrà decidere il destino dell’autonomia differenziata è il trasferimento delle risorse, che potrà essere effettuato solo dopo la determinazione dei Lep e, si legge, nei limiti delle risorse della legge di bilancio, ed è proprio qui il punto debole. Le materie più critiche in questo senso saranno istruzione e sanità”. Furno suggerisce poi “i rimedi” per contrastare la riforma: “non il referendum abrogativo, che per me è in linea teorica inammissibile perché non è una legge di attuazione costituzionale e bisognerebbe ritagliare i quesiti in modo tale da evitare la scure della Consulta. Più possibile invece la via di un’impugnazione da parte di una o più Regioni entro 60 giorni da oggi, sollevando una questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte che sarà chiamata a decidere in merito alle norme impugnate”.

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